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«Ha il pedigree giusto È serio e affidabile E poi quei cappelletti...»

EVARISTO SPARVIERI
«Ha il pedigree giusto È serio e affidabile E poi quei cappelletti...»

Storchi, presidente Unindustria ed ex numero uno Federmeccanica  Firmò nel 2016 con l’allora leader Fiom il contratto metalmeccanici 

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INTERVISTA

EVARISTO SPARVIERI

«Chi ha scelto la trattoria? In realtà la scelse mia moglie. Io avevo fatto un po’ di scouting, per individuare il luogo in cui si cucinavano i migliori cappelletti. Avevo chiamato colleghi imprenditori, l’Accademia della cucina. Poi torno a casa e mia moglie mi dice: “Guarda che l’osteria di Scandiano ha vinto in tv i Quattro ristoranti di Borghese”. Ecco com’è nata la scelta». Quel patto del cappelletto è entrato nella storia. E l’attuale presidente di Unindustria, Fabio Storchi, ex numero uno Federmeccanica nazionale, non può che esultare per Maurizio Landini, l’ex segretario Fiom con il quale nel 2016 ha firmato l’innovativo accordo sul contratto dei metalmeccanici, ora in procinto di diventare il numero uno della Cgil nazionale. Due figli della nostra provincia, protagonisti di una trattativa in cui, in diversi momenti, il confronto veniva condotto in dialetto: non mancarono asprezze, ma alla fine si arrivò a una stretta di mano, che rese soddisfatti operai e industriali. «Sono molto contento che possa raggiungere quello che era il suo obiettivo professionale, ovvero fare il segretario generale della Cgil – commenta Storchi – È un traguardo meritato per un uomo che è nato in fabbrica, facendo il saldatore. Avere al vertice della Cgil una persona come Landini, che ha fatto tutti i passaggi da sindacalista di fabbrica, a sindacalista territoriale, poi regionale e al nazionale, fino a capo della segreteria Cgil, vuol dire avere una persona con tutti i giusti requisiti per fare in modo professionale il ruolo impegnativo che lo attende. Ha il pedigree corretto per questo ruolo di responsabilità. Sono casi rari, ma quando succede dobbiamo rallegrarcene».

Presidente Storchi, qualcuno vi definisce amici-nemici. In realtà con quel contratto avete fatto la storia, indicando una direzione.

«Quella è stata l’occasione in cui l’ho conosciuto più a fondo. Ci siamo confrontati per un periodo lungo. È stato un interlocutore serio, competente, credibile e affidabile. Abbiamo affrontato la trattativa partendo da posizioni opposte. Ma grazie alla determinazione, alla volontà e alla serietà siamo riusciti a chiudere un accordo innovativo, con nuove impostazioni e nuovi paradigmi nelle relazioni industriali nel nostro Paese».

Grazie anche alla comune provenienza reggiana. Cosa vi dicevate in dialetto?

«Spesso quelli della mia generazione parlano in dialetto. Siamo cresciuti in campagna, ci scappa ancora adesso di condire l’italiano con espressioni dialettali. È successo anche davanti a quel piatto di cappelletti. Ci sono espressioni bellissime, che non sono nemmeno traducibili. Ma per quanto efficaci, non era questo l’aspetto sostanziale dei nostri incontri, anche se viste le distanze siderali che c’erano in premessa, il fatto di essere entrambi reggiani ha aiutato a credere l’uno nell’altro e ad avere una stima reciproca decisiva. Quel contratto fu poi siglato anche da Fim Cisl e Uilm Uil, ai quali devo la mia riconoscenza. E credo che grazie all’esperienza e alla competenza maturata Maurizio Landini possa fare davvero un lavoro importante a capo della Cgil ».

Chi ebbe l’idea dei cappelletti?

«Venne a me. Lo avevo visto in un’intervista televisiva, nella quale diceva che avrebbe festeggiato la vittoria del “no” al referendum costituzionale di Renzi davanti a un piatto di cappelletti. Da lì mi è nata l’idea di festeggiare anche il nostro accordo davanti a un buon piatto di cappelletti. Significava molto per le nostri radici»

Perché è stato un accordo così importante?

«Viviamo un momento di trasformazione della nostra industria e della nostra società. E c’è necessità che le posizioni apicali siano coperte da persone competenti come Maurizio Landini, che conoscono la materia di cui si occupano. Competitività delle imprese, giusto salario e giusto reddito dei lavoratori, welfare. Sono tante le sfide che ci attendono in un mondo sempre più competitivo: coinvolgere le persone nelle sorti dell’impresa è fondamentale per il successo dell’industria italiana nei prossimi anni. In parte i tedeschi lo hanno fatto già dal 2004, con la riforma di Schöder. Noi abbiamo introdotto un nuovo paradigma che si contrappone al clima di conflitto che c’era precedentemente. C’è bisogno dell’impegno di tutti, imprenditori e sindacati, perché siamo in una fase in cui è cruciale per il Paese. Passare dal conflitto alla partecipazione è un elemento strategico delle relazioni sindacali e industriali, anche da un punto di vista sociale. Il mio motto è “fare insieme”: un’impostazione filosofica, che passa dalla famiglia alle imprese. Il conflitto distrugge risorse e ricchezza, il fatto di poter lavorare insieme apre le porte a quel nuovo umanesimo che a mio modo di vedere è di fondamentale importanza per costruire un Paese migliore che dia soddisfazione agli italiani».

In ogni caso, quel contratto non era il primo incontro con Landini. Quando lo ha conosciuto la prima volta?

«Faceva il sindacalista della Fiom a Reggio. Era un dirigente locale, c’era una trattativa per il rinnovo di un contratto in Comer. Avevo avuto modo di incontrarlo per poche battute e ho sempre avuto una valutazione positiva. Si capiva che su di lui si poteva fare affidamento; un uomo concreto che conosce ciò di cui si occupava». —



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