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Il Parco replica a Legambiente «I controlli sono aumentati»

L.T.
Il Parco replica a Legambiente «I controlli sono aumentati»

Il presidente Giovanelli risponde alle critiche dell’associazione ambientalista che accusava la zona protetta di essere terra di nessuno

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Ventasso. Dopo le critiche sollevate da Legambiente Val d’Enza sullo stato di abbandono e il verificarsi di vandalismi in alcune zone del Parco nazionale, è il presidente dello stesso Parco, Fausto Giovanelli, a rispondere.

«È vero che, accanto a un sostanziale e generale rispetto delle normative di tutela del Parco Nazionale, si verificano più o meno spesso situazioni ed episodi di violazione della stesse - dichiara - in particolare, riguardo gli accessi motorizzati e, più raramente, azioni di caccia abusiva. Particolarmente esposte e a rischio sono quelle aree di confine quali Passo della Cisa, Passo di Pradarena, dove il perimetro del Parco si colloca a quote altimetriche molto e troppo elevate e per di più in contiguità con facili e legittimi accessi motorizzati».

Prosegue Giovanelli: «Sul citato episodio di demolizione abusiva della sbarra in direzione del Bagioletto di sei anni fa, è stata fatta all’epoca piena chiarezza e l’autore, un pastore del luogo, si è assunto la responsabilità del ripristino della sbarra, che peraltro è stata posta e gestita dal Comune di Villa Minozzo. In realtà, come è noto, il Parco nazionale si trova ad avere un perimetro molto variegato e frastagliato. Questo, in proporzione all’ampiezza dell’area protetta, ne rende ancor più difficile il controllo. In qualche caso il territorio del Parco ha addirittura larghezze di poche decine o poche centinaia di metri».

«Da fine 2018, il reparto carabinieri forestali del Parco è stato potenziato, da due a cinque unità solo per il territorio reggiano. Ciò consentirà certamente un rafforzamento del presidio e del controllo. Saranno valutate con attenzione le segnalazioni critiche di Legambiente Val d’Enza, ancor più ove saranno meglio circostanziate circa i luoghi e i tempi. L’esperienza comunque conferma che, al di là delle sbarre e dei divieti, sono l’informazione, l’educazione, la conoscenza del valore dei luoghi e dei beni ambientali la migliore forma di difesa e conservazione. Su questo l’impegno è cresciuto e ancora sta crescendo, anche attraverso collaborazioni con altri enti pubblici e privati». —

L.T.

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