Mille studenti al Municipale con il sopravvissuto Terracina
Deportato ad Auschwitz e oggi novantenne, ha portato la propria testimonianza Dalle leggi razziali all’orrore dei campi. Commozione per i naufragi dei profughi
Le lacrime delle vittime di ieri, versate per il dolore di oggi. È stato un viaggio a ritroso toccante, quello affrontato ieri mattina da oltre mille studenti delle scuole superiori reggiane, fra poche settimane impegnati nel Viaggio della Memoria di Istoreco diretto in Polonia, a Cracovia e al complesso di campi di Auschwitz-Birkenau.
Le ragazze e i ragazzi hanno incontrato il novantenne ebreo romano Piero Terracina, uno degli ultimi sopravvissuti della comunità ebraica romana cancellata dai nazisti e dai fascisti nel 1944. Terracina è uno dei testimoni principali della Shoah in Italia; pochi anni fa è stato la guida della Nazionale di calcio in visita ad Auschwitz-Birkenau durante i campionati Europei, e questa mattina sarà al Quirinale ospite del presidente Mattarella assieme a Liliana Segre e ad altri superstiti. È una “firma” nota alle famiglie reggiane. Alcuni mesi fa il Comune di Reggio – poi seguito da altre amministrazioni come Albinea e Castelnovo Sotto – ha deciso di donare a tutti i neo-diciotteni un volume curato da Istoreco, dedicato all’ottantesimo anniversario dalla promulgazione delle leggi razziali fasciste, che nel novembre 1938 avviarono le discriminazioni verso gli ebrei. Nel testo, ci sono diversi estratti dai racconti di Terracina, unico superstite della sua famiglia e una delle ultime voci rimaste a ricordare quegli anni e quelle vicende.
L’anziano è stato accolto dal sindaco Luca Vecchi, intervenuto ricordando ai ragazzi il valore di testimonianze come questa e di esperienze quali il Viaggio della Memoria, oltre che dal direttore dei Teatri, Paolo Cantù. Presente in sala anche il presidente della Provincia Giorgio Zanni. Poi due ore di racconto, in dialogo con Matthias Durchfeld di Istoreco, dalla gioventù serena sino alle prime avvisaglie nel 1938, con l’esclusione dalle scuole. Una progressione che fra povertà e fughe ha portato alle retate nel ghetto romano sino alla sua definitiva “liquidazione”.
Terracina è arrivato ad Auschwitz-Birkenau quindicenne e nel campo è rimasto sino alla liberazione, sino a quel 27 gennaio 1945 in cui i mezzi dell’Armata Rossa sono entrati nel complesso di morte. Dopo, un lunghissimo e durissimo ritorno a casa, in una Roma svuotata. Dal dopoguerra si è passati a questi giorni.
Nel finale, prima delle domande e di una infinita colonna di studenti in fila per un saluto, Terracina ha parlato di solidarietà e dignità, citando fra le lacrime i recenti morti del Mediterraneo: «Non si può morire così, non è giusto. Non lo era per noi, non è giusto oggi», ha ripetuto commosso fra i singhiozzi, circondato dagli applausi. —
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