Ungaro vince ancora: nuovo salasso a Brescello
I giudici colmano la differenza delle retribuzioni dovute all’ex vigile dal Comune dopo il licenziamento giudicato illegittimo
Il Comune di Brescello dovrà sborsare altri 54mila euro in favore di Donato Ungaro. L’ex vigile licenziato nel 2002 dall’allora amministrazione guidata da Ermes Coffrini, ha infatti vinto l’appello a Bologna con il quale aveva chiesto il ricalcolo della salario arretrato che il Comune doveva pagargli dopo che il suo licenziamento era stato dichiarato illegittimo.
IL PROCESSO
Un nuovo round andato a Ungaro, che due giorni fa ha visto soccombere nuovamente l’amministrazione locale, già chiamata dal tribunale a pagare i salari arretrati, per i quali i commissari prefettizi - all’epoca dello scioglimento per mafia - avevano liquidato una cifra vicina ai 95mila euro. Ungaro, però, aveva sollevato una differenza di retribuzione: discrepanze sui conteggi che hanno portato a un ulteriore richiesta di accertamento. E in appello la somma arretrata è stata alzata dai giudici di secondo grado, che hanno aggiunto altri 54mila euro per un totale di 149mila euro tra cifra saldata e nuovo pronunciamento. Oltre ai salari arretrati resta aperta la vicenda legata alle spese processuali e, soprattutto, ai contributi arretrati che spettano all’ex vigile della bassa reggiana, oltre al trattamento di fine rapporto non ancora versato, che ha portato peraltro a un rimpallo tra comune e Inps ancora da definire. Nel settembre dell’anno scorso, a poche ore dalle elezioni, i candidati sindaci che corsero per diventare i nuovi amministratori di Brescello avevano ricevuto una lettera da Ungaro, che proponeva un accordo.
LA LETTERA
Nella lettera l’ex vigile ripercorreva le tappe del suo braccio di ferro con l’amministrazione locale, ultimo dei quali l’ordine di tornare in servizio dopo la vittoria sul licenziamento. Un ordine giunto con una raccomandata che gli ordinava di presentarsi in servizio presso la polizia municipale di Brescello alle 7.30 dello stesso giorno, il 10 giugno 2013. L’ordine scaturiva da una delibera della giunta Vezzani considerata da Ungaro illegittima perché il ritorno in servizio era 13 giorni dopo l’approvazione della delibera quando invece l’articolo 18 prevede che i giorni siano 30. Chiese di intervenire per sanare la differenza di retribuzione, l’aspetto previdenziale (la posizione non sarebbe stata regolarizzata nel periodo successivo al licenziamento) e il Tfr non ancora ricevuto. Aspetti che potrebbero arrivare a pesare ulteriormente sulle casse comunali. —
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Gazzetta di Reggio per le tue notizie su Google
