«Chi diffonde fake news consapevolmente fa peccato»
Osservazioni di monsignor Camisasca nel giorno del patrono dei giornalisti «L’informazione digitale è un oceano da attraversare insieme a delle guide»
«A diffondere consapevolmente una “fake news” si fa peccato, che è grave o veniale a seconda dell’entità della bugia». Non ha avuto dubbi il vescovo Massimo Camisasca nel rispondere alla domanda formulatagli a margine dell’incontro tenuto ieri nel Salone degli armigeri del Palazzo vescovile dal Centro diocesano per le comunicazioni sociali nel giorno della festa del patrono dei giornalisti San Francesco di Sales. E non ha nemmeno nascosto i suoi timori di fronte a questo fiume di comunicazioni che sta sommergendo il mondo. «È un oceano da attraversare con qualche guida – ha precisato nel suo intervento conclusivo – perché molti “connessi” sono in effetti “disconnessi” ed è talvolta difficile distinguere il vero dal falso. Si tratta di una “rivoluzione” che richiede tempo e sta cambiando la storia, così come fece l’arrivo della carta stampata. Fa bene la Chiesa a formare dei maestri competenti in grado di educare catechisti, genitori, insegnanti, che spesso sono involontariamente latitanti per ignoranza digitale. Sarebbe un errore pensare si tratti solo una breve bufera: è un nuovo modo di vivere e questa nuova libertà di comunicare va spiegata, evangelizzata».
Le osservazioni vescovili sono arrivate al termine di una interessante tavola rotonda alla quale hanno partecipato don Marco Sanavio direttore del laboratorio multimediale Mux dell’Istituto universitario salesiano Venezia-Verona; don Carlo Pagliari direttore del servizio diocesano reggiano per la Pastorale giovanile; Alberto Sabatini giornalista e presidente dell’associazione culturale “My Me”; Giovanni Baggio presidente dell’associazione Aiart che tutela gli utenti dei media nell’ottica del messaggio cristiano.
Con visuali diverse ma con un comune obiettivo, tutti hanno portato un prezioso contributo con riflessioni incentrate sul titolo “Per un’etica digitale: vivere la Rete con virtù, dall’incontro al dialogo”. A coordinare gli interventi è stato Edoardo Tincani direttore del settimanale diocesano La Libertà che ha dato lettura anche di alcuni passi sul tema contenuti in una lettera di Papa Francesco.
Don Sanavio è partito dalla «decorporizzazione della realtà» che deriva dal digitale nel quale c’è tutto e il contrario di tutto. Da ciò la necessità di imparare a selezionare. Don Pagliari ha quindi presentato il cammino in corso promosso per preparare i nuovi educatori destinati all’incontro con i ragazzi delle parrocchie per analizzare il tema dei collegamenti con le tecnologie mediatiche. Sabatini si è invece soffermato sulle incognite dell’abitare nel digitale e sul rischio che siano annullati i percorsi formativi tradizionali. A tal proposito ha presentato le virtù cardinali necessarie per vivere correttamente i mezzi digitali ed il “Manifesto della comunicazione non ostile”, un decalogo che elenca le regole della condivisione delle responsabilità.
La chiamata alla informazione responsabile – ha completato Baggio – chiama in causa tre attori. Innanzi tutto il circuito della famiglia che non deve arrendersi di fronte all’uso, ormai inarrestabile, delle nuove tecnologie. Quindi la scuola che forma i futuri cittadini. E infine l’industria della cultura che deve aiutare l’acquisizione della cittadinanza mediale. Tutti debbono partecipare alla formazione con senso di responsabilità perché il mondo resti “abitabile”. Tante dunque le preoccupazioni ma gli ostacoli possono essere superati se ci sarà un comune impegno. —
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