Farmaci contraffatti un arresto anche a Reggio
Trenta perquisizioni e undici persone finiscono in carcere o ai domiciliari Sono accusate di furto, ricettazione, riciclaggio e associazione per delinquere.
REGGIO EMILIA. Applicavano una falsa fustella alla confezione di medicinali, rubandoli e rivendendoli alle farmacie con documentazione contraffatta oppure speculando sui farmaci antitumorali, comprati a prezzo agevolato come se fossero destinati agli ospedali e venduti al pubblico a prezzo pieno.
È coinvolto anche un reggiano, Gianluca Benati, 52 anni, dipendente di un’impresa di distribuzione di Milano (la Unico spa) e residente in centro storico a Reggio, nell’operazione Partenope, condotta dai carabinieri del Nas di Milano in mezza Italia.
Undici le persone sottoposte a misure di custodia cautelare (cinque in carcere, gli altri ai domiciliari), ritenute responsabili a vario titolo di associazione per delinquere finalizzata al furto di farmaci, oltreché di truffa ai danni di privati ed enti pubblici, ricettazione, falsificazione, riciclaggio di specialità medicinali e autoriciclaggio.
Trenta le perquisizioni e i sequestri in dieci province: Milano, Brescia, Bologna, Napoli, Piacenza, Reggio Emilia, Roma, Firenze, Taranto e Novara.
L’inchiesta, alquanto ramificata, nasce seguendo la pista di un imprenditore indagato, in passato, per aver avuto contatti con la farmacia Caiazzo a Milano, già sequestrata per presunte truffe sulla vendita di farmaci e per presunti legami con la ’ndrangheta.
L’imprenditore, ora in carcere, è l’elemento in comune di due gruppi specializzati in truffe dei farmaci – distinti tra di loro, l’imprenditore aveva contatti con entrambi – smantellati ora dal Nas.
Secondo la ricostruzione degli inquirenti, il primo gruppo – nel quale sarebbe coinvolto il reggiano – rubava e riciclava farmaci da una casa farmaceutica fra Milano e l’Emilia-Romagna.
I medicinali venivano fatti sparire grazie alla complicità di una dirigente della società e di un magazziniere, che simulavano furti di merce.
Era poi un imprenditore del Bresciano a fare ritirare i medicinali e a farli viaggiare con corriere espresso, con falsa documentazione di accompagnamento, per poi distribuirli alle farmacie del Nord Italia, ignare del raggiro.
Il secondo gruppo, più strutturato, faceva capo a due farmacisti napoletani, padre e figlio di 58 e 32 anni, con due negozi a Napoli ed Ercolano, oltre a farmacie e a un deposito a Firenze.
Questi intercettavano farmaci ospedalieri, in particolare antitumorali, acquistandoli con sconto fino all’80%.
Dopo l’acquisto, rimuovevano le fustelle riservate ai farmaci destinati agli ospedali pubblici e ne applicavano di false, stampate da loro.
A quel punto, vendevano i medicinali al pubblico a prezzo pieno, realizzando guadagni irregolari e ingentissimi.
«Le fustelle fasulle erano tanto ben fatte che le stesse aziende farmaceutiche le ritenevano vere – dice Salvatore Pignatelli, comandante del Nas di Milano – Per poterne affermare la falsità, abbiamo dovuto coinvolgere come consulente la zecca dello Stato».
Questo secondo e più numeroso gruppo realizzava guadagni annui per 5 milioni di euro l’anno. —
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