Reggio Emilia, arrestata la banda della droga: controllavano il "triangolo dello spaccio" in stazione
In manette per spaccio e lesioni otto giovani nigeriani. Le indagini hanno riguardato anche l'agguato a colpi di spranghe e machete avvenuto dentro le Reggiane il 22 ottobre 2018
REGGIO EMILIA. Nuovo colpo inferto dalla polizia al traffico di droga in città, concentrato in questo caso nel cosiddetto «triangolo dello spaccio» della stazione (via Sani, Vecchi e Turri). in carcere sono finiti otto giovani nigeriani, tre dei quali con l'accusa di lesioni aggravate perchè responsabili dell'aggressione di altrettanti stranieri avvenuta il 22 ottobre scorso in un capannone delle ex Reggiane.
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Per altri quattro l'accusa è di spaccio mentre un quinto è stato arrestato in flagranza di reato, con una modica quantità di eroina addosso. L'operazione «Take over» condotta dalla Mobile, iniziata ad ottobre con le indagini avviate sul giro di stupefacenti nel quartiere stazione, si è poi intersecata con questo fatto di sangue.
L'attenzione della polizia nell'area si era innalzata dopo aver notato il «ricambio» di capannelli di cittadini di origine magrebina, sostituiti da gruppi di nigeriani, lasciando supporre un'avvicendamento del controllo nel traffico di droga.
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All'attività investigativa, spiega il capo della Mobile, il vicequestore aggiunto Guglielmo Battisti, sono state «utilissime» le telecamere installate dal Comune. Gli arresti dei pusher, avvenuti tra mercoledì e giovedì, sono inoltre stati fatti in «differita», grazie al particolare strumento giuridico autorizzato dalla procura, di norma usato nelle indagini contro i narcotrafficanti di alto livello, che consente di monitorare più a lungo i sospettati dei reati facendo scattare le manette in un secondo momento rispetto alla commissione del reato.
Secondo le prime ipotesi investigative tutte e otto le persone arrestate, di età compresa tra i 21 e i 27 anni, si stavano strutturando in una banda organizzata, tentativo stroncato poi sul nascere. In questo quadro si inserirebbe anche l'episodio dell'aggressione alle Reggiane, sul quale Battisti commenta: «Bisogna dare atto del fatto che le vittime dell'aggressione si sono fidate della polizia e si sono rivolte a noi per avere giustizia, a riprova che anche alle Reggiane vige il codice penale italiano».
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Un aspetto sottolineato anche dal questore Antonio Sbordone secondo il quale «i controlli costanti nell'area non solo aiutano a identificare più velocemente gli autori dei reati, ma confermano quello che io penso, e cioè che alle Reggiane vivono anche persone perbene».
La polizia continua ad indagare su una serie di aspetti dai contorni ancora non definiti. In primo luogo sulla provenienza dei nigeriani, tutti provenienti dallo Stato di Edo. Caccia inoltre ai nascondigli della droga, di cui nelle abitazioni degli arrestati, «stanze affittate» in zona stazione, sono stati rinvenuti solo pochi grammi. Secondo Battisti «è possibile che lo stupefacente venisse sotterrato nelle zone dove era venduto».
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