A Reggio Emilia esca a sinistra per Lega e M5s
L'editoriale della domenica del direttore della Gazzetta di Reggio, Stefano Scansani
REGGIO EMILIA. Ubaldo Salsi Lay è un blogger reggiano che su Facebook va per la maggiore, perché il resto dei postanti è ultrapiatto, noioso e prevedibile. Venerdì Salsi ha proposto una sua intuizione che va molto considerata. In essa l’autore spiega perché alle prossime elezioni comunali Reggio Emilia dovrà rivedersela con la sinistra, con la sinistra e con la sinistra ancora, nonostante Roberto Salati sia il candidato del centrodestra a trazione leghista, nonostante Rossella Ognibene sia l’espressione dei grillini territoriali, oltre al sindaco uscente Luca Vecchi che di sinistra è.
Leggete che cosa scrive Salsi: “Rossella Ognibene viene dal Pd (l’anima vicina a Landini per intenderci), Roberto Salati rimpiange la città della Spaggiari, Luca Vecchi lo conoscono tutti. Per la prima volta a Reggio Emilia avremo tre candidati sindaco di sinistra. A questo punto non conviene scegliere l’originale?”.
Apriti cielo. C’è chi la battuta paradossale l’ha capita e chi è stato subito preso dalle convulsioni ortodosse; c’è chi ha preteso di separare l’una dagli altri, gli altri dall’uno. Quel che è certo è che per vincere le elezioni amministrative a Reggio Emilia bisogna essere d’esca sinistra, perché è lì, nel mare magnum, nel maremoto, nel mare grosso del Pd e dintorni biancorossi che gli avversari possono immaginare di pescare.
La riprova? Il centrodestra, pardon, il comandante in capo leghistissimo onorevole segretario consigliere Gianluca Vinci non ha imposto agli alleati di Forza Italia e Fratelli d’Italia nuovamente sé stesso o uno dei suoi, ma Salati, uomo della società civile, fotografo e immobiliarista, inconnu, sconosciuto alla politica. Il Movimento 5 Stelle – che qui nel Reggiano – non ha gli aculei e le carte vetrate destroidi come a Roma o nel Meridione, ha dato invece carta bianca all’avvocato Ognibene che era d’area democratica.
Un ulteriore riscontro? Salati al momento della sua presentazione ha affermato che: «In questa città non ci sono mai stati grandi problemi ma in questi ultimi 5 anni invece io ho visto un regresso forte di questa città...».
E’ evidente il riferimento critico al quinquennio di Vecchi, allora il “quando si stava meglio” di Salati è da far coincidere con l’epoca di Delrio e della Spaggiari? Il “come eravamo” a quando risale? E’ da identificarsi con la fontana rotonda invece che con la fontana rettangolare davanti al Valli? Oppure, a quale tempo immobiliare?
Invece la pentastellata Ognibene ha esposto con strategia il suo posizionamento commentando l’elezione del nuovo segretario generale della Cgil: «Auguri a Landini serve dialogo per unire lavoratori, piccole imprese, commercio, artigiani. In un momento di estrema difficoltà per tanti accolgo con piacere e speranza l'elezione di Maurizio Landini a segretario generale della Cgil. Un operaio reggiano, eletto segretario generale della Cgil».
Ognibene invade l’area sinistra quando espone la sua idea di città, di lavoro, di occupazione e anche di lotta (tema carissimo alla sinistra storica) nella nostra città: «Landini, un uomo che proviene dal lavoro, dalle cooperative, dalle aziende, la maggior parte guidate da ex operai o da piccoli imprenditori, che hanno dato lustro alla manifattura reggiana. Maurizio Landini è un uomo capace, sincero e leale e che ha sempre avuto un approccio di grande onestà intellettuale.
Lo stesso avuto a livello reggiano da Guido Mora nei confronti del Movimento 5 Stelle e le sue battaglie dell'ultimo decennio per diritti dei lavoratori, beni comuni e ambiente, lotta alle infiltrazioni mafiose, piccole imprese e commercio».
Ecco che il candidato del Pd e dintorni Luca Vecchi è obbligato a guardarsi non dal rosicamento del lessico salviniano, ma dalla rosicchiatura della sua base elettorale. L’erosione di consensi del lembo a destra della sinistra (da parte di Lega e compagnia), l’erosione di consensi del lembo a sinistra della sinistra (da parte del Movimento 5 Stelle). Se poi stavolta alle elezioni amministrative dovesse prevalere l’onda nazionale che esalta i movimentismi rispetto alla consuetudine comunale che apprezza i candidati, il gioco si farà ancor più duro.
Sinistra, sinistra, sinistra. E’ il richiamo della storica “foresta politica” reggiana. I tre candidati primi cittadini finora ufficializzati si trovano a misurarsi sugli stessi terreni, ma con optional diversi. Salati colorerà il suo pacchetto propositivo con ordine, sicurezza, Reggio mon amour, piccola imprenditoria, commercio e rifioritura immobiliare; Ognibene con un ritorno alla classe lavoratrice e un’attenzione martellante ai temi dell’inquinamento e a tenere alta la guardia contro gli insediamenti mafiosi...
E Vecchi? Lascio a Salsi la sua personale battuta finale (“a questo punto non conviene scegliere l’originale?”), per scrivere che Vecchi bersaglio degli sconfinamenti di centrodestra e grillini su terreni cari alla sinistra, anch’egli sconfinerà. Dovrà fortificare il presidio del centrosinistra multi-liste sulle questioni storicamente legate al sociale e al progressismo; dovrà occuparsi fortissimamente di sicurezza, commercio, artigianato, ambientalismo.
La storia autorizza a pensare che Reggio non sarà mai una città di centrodestra o grillina. Ecco perché il blogger Salsi titola il suo comento “Sinistra, sinistra, sinistra”. E Denis Ferretti gli risponde con altrettanta praticità: «Perché sanno che per vincere a Reggio bisogna necessariamente essere di sinistra. La Dc lo ha capito da anni e infatti governa con i voti dei comunisti. Però non aveva l'esclusiva dell'idea... quindi adesso ha concorrenza.
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