Crisi e vertenze industriali Salvato il 65% dei posti di lavoro
Fra i settori indicati più in difficoltà il trasporto con Artoni e l’agroalimenare con il gruppo Ferrarini
REGGIO EMILIA. «Le crisi aziendali in Emilia-Romagna sono affrontate con un grande sforzo collettivo, rispecchiando le modalità di intervento disegnate con il “Patto per il lavoro”. Un impegno realizzato con il fondamentale ruolo dei sindacati e dei sindaci». Così l’assessore regionale alle Attività produttive, Palma Costi, facendo un punto della situazione sulle crisi aziendali al centro di tavoli istituzionali di salvaguardia occupazionale in cui è impegnata la Regione.
IL QUADRO
Dal 2016 ad oggi, sono una sessantina le vertenze seguite da viale Aldo Moro, di cui una decina congiuntamente col Mise. Le vertenze si sono concluse con il 65% dei posti salvati grazie alla concertazione tra proprietà aziendali, parti sociali e rappresentanze istituzionali, oltre quella regionale, enti locali e Ministeri. Su circa 12.500 dipendenti delle varie aziende o gruppi per i quali si è costituito un “tavolo di crisi”, più di ottomila hanno conservato il lavoro. A soffrire maggiormente, sono state le imprese del settore delle costruzioni, in forte sofferenza, che ha avuto anche la percentuale di perdita di posti di lavoro più marcata, a cui si sono aggiunte grandi realtà come Mercatone Uno (commercio), Gruppo Artoni (trasporto) e Gruppo Ferrarini (alimentari). Sono in due casi è stato dichiarato il fallimento e la chiusura del sito. Numeri, quindi, che evidenziano un ruolo proattivo dei tavoli di crisi nel cercare di tutelare i posti di lavoro.
LE province
Le realtà territoriali più colpite sono quelle delle zone a maggior presenza industriale: Modena (13 aziende), Bologna (12) e Reggio Emilia (9), che sono anche le città dove comunque il tasso di occupazione è in linea, o più alto, con la media regionale. Dopo la riforma delle Province, quasi tutti i tavoli convergono in Regione e nei casi previsti in sede ministeriale, ma un ruolo importante lo esercitano ancora i sindaci e presidenti di Provincia.
Il ruolo della Regione, una volta esauriti i tentativi sui tavoli di concertazione, è proseguito anche nel sostenere il percorso delle persone uscite, attraverso politiche attive del lavoro per aiutarle e qualificarle meglio nell’affrontare una ricollocazione. In alcuni casi sono stati gli stessi dipendenti che hanno rilevato l’azienda (i cosiddetti workers buyout, un meccanismo sempre più diffuso in Emilia-Romagna) come nelle crisi di Open Co. (Re), Unieco (Re), Coop Sette (Re), Ceramica Alta (Mo). —
BY NC ND ALCUNI DIRITTI RISERVATI
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Gazzetta di Reggio per le tue notizie su Google