Inchiesta sui vigili «La commissione affossata dal Pd»
I consiglieri d’opposizione al presidente Burani e ai sindaci «Dietrofront sul questionario. Cosa si vuole nascondere?»
Val d'Enza. Il consiglio dell’Unione dei Comuni Val d'Enza aveva costituito, su proposta delle minoranze, una commissione d’indagine sulla polizia municipale a seguito dell’inchiesta che aveva portato all’arresto del vicecomandante Tito Fabbiani, alla sospensione di una vigilessa, compagna di Fabbiani, Annalisa Pallai , e al coinvolgimento dell’ex comandante Cristina Caggiati. Le ipotesi di reato individuate erano concussione, abuso d’ufficio, peculato, omessa denuncia, truffa aggravata ai danni dello Stato e "mobbing". La commissione non aveva il compito di verificare se i reati fossero stati veramente commessi; questo spetta alla magistratura: più semplicemente, doveva verificare se gli strumenti di controllo a disposizione dell’Unione erano in grado di prevenire comportamenti illeciti e suggerire eventuali correzioni. Una commissione creata con un apposito regolamento, con precisi vincoli di riserbo e che avrebbe dovuto rispondere al consiglio dell’Unione, che a sua volta avrebbe poi approvato o bocciato la relazione.
Secondo i consiglieri dell’Unione Marco Orlandini di Sant’Ilario, Natascia Cersosimo di Cavriago e Maurizio Vergallo di Bibbiano, tutti di gruppi di opposizione, il “dietrofront” del Pd sul questionario avrebbero «affossato la commissione».
«I lavori, iniziati a ottobre – scrivono i consiglieri – si sono conclusi mercoledì scorso con una votazione in cui la maggioranza Pd ha di fatto provocato la fine della commissione. Tema del contendere: un questionario che la commissione, all’unanimità, compreso il Pd, aveva deciso di sottoporre in forma anonima ai singoli vigili, per venire a conoscenza del loro parere su alcuni temi. Sul questionario il presidente dell’Unione Paolo Burani, a nome anche degli altri sindaci, era intervenuto duramente, interferendo con i lavori e con l’autonomia della commissione».
«Burani – proseguono i tre – ha richiesto di estendere il questionario a tutti i dipendenti dell’Unione “per evitare che i componenti della municipale si sentissero discriminati”. L'assurdità di questa richiesta strideva con la stessa funzione della commissione e rappresentava un maldestro tentativo di mettere bastoni tra le ruote al prosieguo dei lavori. L’atteggiamento ondivago della maggioranza Pd, nella seduta di mercoledì scorso, ha messo una pietra tombale sulla commissione, bocciando di fatto la possibilità di distribuire il questionario ai vigili».
Per i tre consiglieri si è trattato di «un atteggiamento dettato da opportunismo politico. Ricordiamo inoltre – aggiungono – che, per ostacolare i lavori della commissione, il presidente Burani aveva affermato anche che i sindacati, sentiti il 4 dicembre, si erano detti fortemente contrari alla somministrazione del questionario, affermazione prontamente smentita da questi ultimi con una lettera in cui non ritengono “di propria competenza l’espressione di un parere formale in merito”. Tutta questa vicenda ha fatto perdere due mesi di tempo e ha portato alla fine dei lavori della commissione».
«Le domande a questo punto vengono da sé: il Pd e i sindaci della Val d’Enza di cosa hanno paura? Quale verità scomoda temono che possa mai uscire da un questionario con domande assolutamente sensate e lecite? Cosa nascondono? Noi non lo abbiamo capito, spetterebbe a loro spiegarlo a tutto il consiglio e, soprattutto, ai cittadini. Per quanto ci riguarda, noi non vogliamo essere complici di una scelta totalmente sbagliata». —
Da.Al.
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