Gazzetta di Reggio

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NOTTE DI TERRORE 

Ragazza incinta violentata. L’arrestato: «Io? Mai sfiorata»

Ambra Prati
Ragazza incinta violentata. L’arrestato: «Io? Mai sfiorata»

Interrogato il marocchino accusato di aver stuprato la 23enne nella Bassa. Davanti al giudice ha negato tutto, l’avvocato Tarquini chiede la scarcerazione

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REGGIO EMILIA. «Ho passato la serata altrove con degli amici. Quella donna non l’ho mai sfiorata con un dito, non so perché mi accusi». Durante l’interrogatorio di garanzia svoltosi ieri nel carcere della Pulce ha negato con forza qualsiasi addebito il marocchino 45enne residente nella Bassa accusato di essersi macchiato di un atto infamante: il sequestro e lo stupro di una giovane di 23 anni, all’epoca incinta di cinque mesi. Ora è la parola di lei contro quella di lui, con la difesa dell’arrestato che getta ombre sulla ricostruzione della vittima e invoca un supplemento di indagine.

LE ACCUSE

La notte di terrore risale al primo settembre 2018 quando, dopo una serata con alcuni amici diretti in discoteca, la giovane ha deciso di tornare a casa; essendo a piedi, ha ottenuto un passaggio dal 45enne, salendo sulla sua auto.

Secondo il racconto della vittima però, invece di portarla a destinazione, il 45enne – in compagnia di un connazionale del quale si sono perse le tracce – avrebbe cominciato a fare il giro dei bar: alle sue rimostranze l’uomo l’avrebbe condotta in un appartamento dove, dopo averla costretta a bere un’intera bottiglia di birra, ne avrebbe abusato sessualmente e ripetutamente.

La 23enne sarebbe stata trovata sull’auto dell’uomo, sola e sotto shock; aveva subito sporto denuncia ai carabinieri di Bagnolo, indicando il solo nome dell’uomo, identificato dopo mesi e il 19 gennaio scorso sottoposto a fermo di indiziato di delitto per i reati di violenza sessuale aggravata e sequestro di persona. Fin qui il racconto della vittima.

LUI NEGA TUTTO

Ieri, durante l’interrogatorio di garanzia svoltosi in carcere alla presenza del Gip Dario De Luca e degli avvocati difensori Carmine Migale e Giovanni Tarquini, l’indagato ha voluto rispondere alle domande e si è detto estraneo ai fatti contestati. Ha ammesso di conoscere di vista quella giovane, amica di amici, perché come lui abituale frequentatrice del bar; lì aveva parlato con lei la sera precedente il fattaccio.

La versione dell’uomo, però, è stata totalmente diversa da quella della vittima. Il 45enne ha raccontato ogni suo spostamento in quella notte, passata, a suo dire, con una compagnia diversa di amici, riferendo nomi e cognomi e luoghi frequentati. «Non c’è stata alcuna violenza, secondo quanto ha dichiarato il nostro assistito, che ritiene le accuse nei suoi confronti ingiuste. Ha fornito una versione totalmente divergente e alquanto dettagliata – afferma il legale Migale – Ovvio che il suo racconto dovrà passare al vaglio degli inquirenti, magari con un supplemento di indagine».

«L’indagato ha reso un panorama di ragioni che contrastano con il quadro accusatorio – rincara Tarquini – Questo apre il problema dell’attendibilità della controparte: a nostro avviso occorrerà valutare attentamente le dichiarazioni della denunciante».

Parecchi i punti di domanda lasciati in sospeso e i dubbi, secondo i difensori. «In attesa di verificare l’accaduto in giudizio, riteniamo che il nostro assistito debba essere scarcerato e tornare al suo lavoro di imbianchino: in paese, dove risiede da anni, è una persona molto conosciuta e stimata», affermano i legali, che a conclusione della seduta hanno chiesto la revoca della misura cautelare sottolineando che l’uomo è incensurato e che non sussiste né il pericolo di fuga né quello di reiterazione. Sulla misura alternativa al carcere il giudice si è riservato, essendo necessario il parere del pm Valentina Salvi, ieri assente. —


 

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