Sangue e spaccio di droga in zona stazione Arrestata la banda che dominava via Turri
In manette otto nigeriani che controllavano il territorio, tre sono accusati di un’aggressione con machete alle Reggiane
Tutti provenienti dalla stessa zona della Nigeria (e probabilmente anche dalla stessa città), tutti giovanissimi e con un solo obiettivo in mente: ottenere il dominio incontrastato dello spaccio di droga, soprattutto cocaina ed eroina, in zona stazione. E per qualche mese sono riusciti nel loro intento, spadroneggiando fra via Turri, via Sani e via Vecchi in pieno giorno, ignari però che i loro traffici erano osservati dalla squadra mobile di Reggio Emilia. Che, ottenuti tutti gli elementi necessari alle indagini, li ha arrestati.
La banda
Una vera e propria banda organizzata e strutturata, composta da otto ragazzi, alcuni dei quali irregolari sul territorio italiano. Tutti sono originari dell’Edo State, situato nella Nigeria meridionale, e secondo gli inquirenti c’è il forte sospetto che provengano dalla città di Uromi. Si tratta di Okoinem Randy, 21 anni, Momodu Owolabi, 21 anni, Edi Paul, 23 anni, Jude Jerry, 28 anni, Godstine Peter, 24 anni, Osemuidiamehn Franck, 28 anni, Okoh Endurance, 21 anni ed Eaiabhi Happy,26 anni.
Le accuse, per loro, vanno dallo spaccio di sostanze stupefacenti alle lesioni aggravate perché, nel corso delle indagini durate mesi, la polizia è riuscita anche a risalire agli aggressori che il 22 ottobre del 2018 pestarono a sangue tre senzatetto delle Reggiane, utilizzando anche armi quali un machete. Un’aggressione, definita dallo stesso gip Giovanni Ghini «squadrista», eseguita con cinica brutalità nel tentativo di ottenere il controllo anche dell’area dei capannoni abbandonati.
le indagini
L’operazione della Mobile è iniziata proprio ad ottobre dello scorso anno ed è stata denominata non a caso “Take over”, dall’inglese “prendere il controllo”, a simboleggiare l’intenzione di questa banda organizzata nel subentrare alla criminalità magrebina, che in precedenza gestiva lo spaccio in stazione.
Grazie agli appostamenti e alle fondamentali riprese delle telecamere di sorveglianza del Comune, la polizia è riuscita a ricostruire giorno dopo giorno le modalità con le quali agivano gli otto criminali, accostando via via i volti a un nome. Secondo le ipotesi investigative, comprovate dai filmati, la struttura era rigida: c’era chi portava la droga agli spacciatori, chi la smerciava e chi gestiva i soldi. E, soprattutto, lo stupefacente non veniva mai custodito in grandi quantità nelle abitazioni dei nigeriani. Non è un caso, infatti, se durante le perquisizioni la Mobile non ha trovato altro se non dosi di pochi grammi di cocaina ed eroina, pronte allo smercio.
Il sospetto è che i carichi vengano conservati, forse sotterrati, in covi nelle vicinanze, per evitarne il sequestro durante i controlli.
sangue e droga
Cinque sono i nigeriani arrestati nelle scorse ore con l’accusa di spaccio e in attesa di convalida, mentre agli altri tre viene contestata l’aggressione dentro le ex Officine: Okoinem, Momodu ed Edi. Personaggi che, secondo gli inquirenti, facevano parte della stessa banda degli spacciatori e che avrebbero agito per ottenere il controllo incontrastato in quella zona abbandonata, dove abitano anche senzatetto che nulla hanno a che fare con la malavita.
Ed è proprio contro tre di loro che i criminali si erano accaniti il 22 ottobre scorso, picchiandoli a sangue durante la notte. La conquista delle Reggiane però sembra non essere mai andata a buon fine: le vittime hanno denunciato e hanno aiutato la polizia nel riconoscere gli “squadristi”, uno dei quali già in carcere a Parma per una rapina consumata a gennaio. —
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Gazzetta di Reggio per le tue notizie su Google
