Gazzetta di Reggio

Reggio

Ironia e reggianità. Se n’è andato Gaudio Catellani. «Artésta ruspânt»

Martina Riccò
Gaudio Catellani, era un artista «ruspânt»
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Gaudio Catellani, era un artista «ruspânt»

Reggio Emilia, cantante, cabarettista e membro del fenomenale Trietto. Riempiva le piazze con la sua irresistibile verve comica

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REGGIO EMILIA. «Me a sun Gaudio Catlàn, a stag in tal mantvàn, mo son un pur arsàn». Sincero, divertente e semplice. Proprio come era lui. Gaudio Catellani, «artésta bòun ed fêr tót: poēta, scritōr, cantânt, cumpoşidōr, muşicésta», come si legge nella sua biografia, è morto ieri pomeriggio all’ospedale di Casalmaggiore, all’età di 66 anni. Viveva a Viadana, dove si era trasferito subito dopo il matrimonio, ma il suo cuore non ha mai smesso di battere per Reggio. Nato a San Maurizio il 12 luglio del 1952, la sua vita artistica è iniziata nel 1981 con un premio nazionale di satira politica, cui ha fatto seguito una mostra di vignette. La sua vocazione musicale, invece, è nata quasi per caso al Bar Transcoop: insieme a due amici, uno con la chitarra, l’altro con la fisarmonica, intratteneva i clienti del bar con canzoni note e altre inventate. Lui era alla tastiera.

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Gaudio Catellani era «un ruspânt», nel senso che, di origini contadine, «an n’à mìa fât nisòna scōla per dvintêr l’artésta ch’ l’é dvintê». Nel corso della sua vita ha pubblicato centinaia di canzoni (dal melodico, al rock, in italiano e in dialetto) e 18 album: alcuni da solista, altri con Franco Setti e Umberto Pieroni (con cui formava il Duetto) e i più famosi con il Trietto, formazione che lo vedeva al fianco di Dante Cigarini e Luigi Melloni. «Il nostro segreto – raccontava all’epoca Dante Cigarini – è che non possiamo essere paragonati a nessun altro perché non c’è nessuno come noi. E visto che siamo così forti abbiamo inventato un varietà completamente nuovo». Rispondeva Gaudio: «In realtê còsta l'é la nôstra bèla catêda dl’âcva chêlda: an vrîven mìa fêr i fenômen, e invēci al sòm dvintê dabòun».

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Indimenticabili le canzoni “La pasareina”, “San Mavréssi”, “Al Professor”, “Funthundertfundfunfzig” (dove sfruttava il tedesco che, per buona parte della sua vita, gli è servito per sbarcare il lunario, visto che lavorava come traduttore per un’azienda ceramica). «Se sono diventato famoso – commenta con addolorata gratitudine Ruggero Scandiuzzi, capo dell’omonima orchestra di musica da ballo – lo devo a Gaudio. Ha scritto alcune delle mie canzoni più note: “Figlio”, “Amore amaro”, “Occhi fieri”. E poi l’ultima, nel 2001, quella “Stella” che è diventata una canzone emblema». Era un tipo particolare, Gaudio: «Poteva sembrare strano, ma era una persona meravigliosa. Era schivo, al punto che non riuscivo mai a chiamarlo sul palco per gli applausi che meritava come autore. E poi era semplice. Nonostante la sua incredibile creatività e il suo talento, non era uno sbruffone». Quando scriveva le canzoni, lo faceva rigorosamente a mano: «Aveva una calligrafia meravigliosa, usava un pennarellino blu e sembrava che avesse usato il computer. Ma guai a cambiargli una parola, gli dava fastidio. Piuttosto mandava lui, in pochi minuti, le alternative».

«Se ne va un pezzo di storia – lo ricorda con tristezza Felice Tavernelli –. Ho imparato quasi tutto da lui, ho iniziato facendogli da spalla. Sul palco era un fenomeno, era capace di attirare l’attenzione della gente, era magnetico. Le piazze erano sempre piene, tutti andavano ai suoi show. E poi la sua passione per il dialetto! Aveva una verve, uno sprint unici.. . Riusciva a parlare dei temi d’attualità con una comicità impareggiabile... e poi andava alla ricerca delle parole perdute, dei modi di dire. Aveva un certo caratterino, non si può negare, ma era una grande persona, un grande artista. Mi mancherà tanto, mancherà davvero a tutti». Gaudio Catellani lascia la moglie Maura e i figli Marco e Alessandro. I funerali verranno celebrati martedì 29 gennaio alle 15 a Viadana. La salma sarà esposta da lunedì 28 gennaio nella camera mortuaria della casa di riposo di Viadana. —


 

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