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«Non sono del Pd ma ero contro al questionario sul mobbing»

El.Pe.
«Non sono del Pd ma ero contro al questionario sul mobbing»

Artioli replica all’attacco dell’opposizione sul gruppo di lavoro sulla Municipale «Quel documento non c’entrava niente con il mandato della commissione»

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VAL D’ENZA. «Se hanno indicato me, che non sono del Pd, per far parte della commissione, credo lo abbiano fatto proprio per mettere la commissione al riparo da sospetti particolari».

LA REPLICA
Il sindaco di Campegine, Giuseppe Artioli, replica così al duro attacco sferrato dai consiglieri di minoranza dell’Unione Val d’Enza – Marco Orlandini di Sant’Ilario, Natascia Cersosimo di Cavriago e Maurizio Vergallo di Bibbiano – sulla commissione dedicata alla polizia municipale dell’Unione, creata dopo la clamorosa inchiesta della magistratura della scorsa estate che ha portato alla destituzione della comandante Cristina Caggiati, del vice Tito Fabbiani, indagati come l’agente Annalisa Pallai. Per i tre consiglieri, l’organismo sarebbe stato «affossato» dal Pd, impedendo che passasse la proposta di un questionario da proporre al personale del Municipale e da compilare in forma anonima.

VOTO CONTRARIO

«Su quel questionario io ho espresso le mie perplessità – spiega Artioli – non da sindaco e nemmeno dal punto di vista politico, quanto legale, essendo io un avvocato. Quel questionario, sulla parte che riguardava il mobbing, secondo me non era pertinente all’oggetto della commissione stessa; oggetto che ha portato il presidente Marco Orlandini a elaborare una relazione finale».

La commissione, infatti, si era data solo il compito di verificare se gli strumenti a disposizione dell’Unione erano in grado di prevenire comportamenti illeciti e suggerire correzioni. «Il mobbing può essere punito in sede penale, civile e di diritto del lavoro. C’è già un’indagine in corso. Non vedo cosa avrebbe potuto far emergere un questionario. Semmai, rischiava di ostacolare le indagini in corso. In commissione se ne è continuato a parlare. Poi, nella penultima riunione dove io ero presente, ma non il capogruppo di maggioranza Violi, tanto per dire, ho detto che avrei votato contro. Qualcuno aveva proposto di togliere la parte sul mobbing; a maggior ragione non aveva senso». Sugli attacchi, Artioli ribadisce: «Capisco che siano in campagna elettorale, ma io non lo sono. Ho fatto una valutazione legale».

E il sindaco di Campegine risponde così alle domande arrivate dai consiglieri d’opposizione su cosa temano Pd e sindaci dall’esito di quel questionario: «Sono entrato in Unione nel 2017, non posso parlare del passato. Ma per la mia attività in questo periodo, non ho visto che ci fossero cose da nascondere. Lo ripeto: chi è colpito da mobbing deve denunciare. Non tanto all’Unione, o a consiglieri di maggioranza o minoranza, ma in sede giudiziaria. Noi siamo un’organizzazione istituzionale, politica». —

El.Pe.

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