Reggio ricorda le vittime dell’Olocausto «Solo il coraggio sconfisse la barbarie»
La cerimonia nella sinagoga alla presenza delle istituzioni, del rabbino Goldstein e dei rappresentanti di Istoreco
REGGIO EMILIA. Divisi fra il momento più buio e quello più alto. Ieri nel centro di Reggio è andata in scena la cerimonia per il giorno della memoria, la ricorrenza internazionale che omaggia i sei milioni di vittime ebree dell’Olocausto. La data scelta è sempre il 27 gennaio, per ricordare la giornata in cui i carri armati dell’Armata Rossa sovietica diretti a Berlino entrarono in quello che restava del principale simbolo dello sterminio, il complesso di campi di Auschwitz-Birkenau, nel sud-ovest della Polonia. Anche a Reggio il luogo scelto non è casuale, anzi.
IN SINAGOGA
Il momento collettivo si è svolto come di consueto nella sinagoga di via dell’Aquila, cuore del reticolo che per diversi secoli ha ospitato il ghetto ebraico cittadino. Abbandonata e semi-distrutta dopo la guerra, ora è stata risistemata e davanti all’ingresso porta la targa con i nomi degli ebrei reggiani catturati dalla polizia e dalle forze fasciste e poi deportati proprio a Auschwitz nel febbraio 1944, nello stesso convoglio partito da Fossoli che trasportava anche Primo Levi.
LA CERIMONIA
Proprio davanti all’insegna è partita la cerimonia, con la deposizione di una corona a ricordo di queste persone e la lettura di un salmo da parte del rabbino Beniamino Goldstein, referente religioso della comunità ebraica di Modena e Reggio. Una volta dentro, coordinati da Matthias Durchfeld dell’Istoreco, si sono alternati gli interventi del sindaco Luca Vecchi, del presidente della Provincia di Reggio, Giorgio Zanni, e Alberta Sacerdoti, ex docente reggiana e rappresentante della comunità ebraica. A chiudere, la responsabile didattica di Istoreco Alessandra Fontanesi, che ha parlato della mostra ospitata in sinagoga in queste settimane proprio in occasione del giorno della memoria. Zanni ha ricordato le «tante iniziative che nei Comuni reggiani, non tanto come istituzioni, ma come comunità unite che intendono creare spunti di riflessione per i più giovani al fine di tramandare la memoria di un’epoca che non fu solo dolore e barbarie, ma anche resistenza e coraggio da parte di chi, spesso donando la propria vita, ha combattuto quelle barbarie»
L’esposizione
L’esposizione “Arpad Weisz: dal successo alla tragedia”, curata da Istoreco con il Museo Ebraico di Bologna, è dedicata alla vita e alla morte di Weisz, grande calciatore ebreo-ungherese, vincitore di tre scudetti in Italia come allenatore con Inter e Bologna negli anni ’30. Nel 1938, dopo le leggi razziali promulgate dal fascismo, è scappato in Francia e in Olanda con la moglie e i due figli, prima di essere catturato e inviato ad Auschwitz, dove è stato ucciso. Una vicenda tragicamente in grado di riassumere parte del periodo segnato dalle leggi razziali, il momento in cui migliaia di italiani persero diritti e libertà per la “loro appartenenza razziale”. Da quel 1938 si arrivò, dopo una guerra civile, alla nuova Costituzione entrata in vigore il 1 gennaio 1948, per volti versi simbolo della rinascita di un Paese. Temi affrontati dalle autorità intervenute, che hanno anche ricordato il volume “Razza di Stato”, curato sempre da Istoreco su mandato del Comune: un riassunto delle leggi razziali, contestualizzate dal punto di vista storico, consegnato ai nuovi maggiorenni assieme alla copia della Costituzione. Un’iniziativa diffusa che ha coinvolto anche altri Comuni, come Albinea e Castelnovo Sotto. —
Adr.Ar.
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