Gazzetta di Reggio

Reggio

«Tessiamo la tela della Memoria per spiegare la banalità del male»

BARBARA BERTANI* ; * maestra elementare

Il commento della maestra di una scuola elementare di Reggio Emilia «Per illustrare la Shoah ai bambini bastano piccole grandi storie» 

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intervento

BARBARA BERTANI*

In questi giorni di proiezioni di film sull’Olocausto, di documentari e testimonianze ripescate per la Giornata della Memoria, avverto sempre un vuoto profondo che avvolge l’intento di reperire materiale capace di indignare e scuotere. Come se bastasse quest’unica apparizione di gennaio a ricordarci la banalità del male e l’orrore indicibile di chi è stato privato di identità, dignità e vita. Gli adulti educanti, genitori o docenti che siano, si chiedono quale linguaggio utilizzare o quali immagini scegliere di mostrare per “far capire”. Io credo invece che non bastino un paio di lezioni esemplari per trasmettere ai discenti la Memoria, né credo la si possa “insegnare” in quelle poche giornate di ripetuti inverni. Occorre fare come i ragni, tessere una tela, con pazienza, legando passato e presente, lasciando aperto in ogni disciplina una narrazione che non perda mai il suo filo. Una volta mi disse un’insegnante “Si studia storia perché certi orrori non tornino mai più”: ci ho creduto, ma ora so che non è così. Sono tornati muri, campi di torture e selezione della razza umana. Siamo oggi immersi in quella stessa banalità, ma con l’aggravante di avere un vasto repertorio di informazioni che non ci scagionerà, tra 10-20 anni, dall’accusa di “E tu dov’eri?”. Forse si scriverà la storia di quel bambino con la pagella cucita addosso, così come si è scritta la storia di Lev. Forse ci saranno maestre che racconteranno di quel mare profondo che doveva portarlo in salvo, esattamente come Lev è stato fatto salire su quel convoglio diretto a Londra dai suoi stessi genitori, alla stazione di Berlino tra il 1938 e il 1940. Basta una piccola grande storia per bimbi e bambe di 6 anni per partire a tessere la tela: quella mano di mamma che dice “Vai e vivi”. Distacco forzato, non c’è altra via. Su quei treni partiranno 10mila bambini ebrei e verranno salvati, come Lev, dalla Gb. Il Kindertransport. È commovente, per quanto è bella, l’atmosfera del “comprendere insieme”, tela che si fa ragionamento e si espande. Ma bisogna darsi il tempo. Non serve alla memoria mostrare per forza campi di sterminio a bambini così piccoli, aiuta di più raccontare l’ingiustizia di una diversità che si fa colpa e non ricchezza. Forse si sono sentiti un po’ Lev... Ho detto poi loro chi fossero i Giusti tra le Nazioni e dopo un lungo silenzio indagatore ho capito che stavano pensando alla stessa cosa. Parte A: “Io li avrei nascosti e aiutati”. “Anche io!” urla deciso L. e altre voci si aggiungono a quella dichiarazione di intenti. Si parla ancora tanto, il tempo scorre e senza rendercene conto è ora di pranzo. “Anche qui a Reggio Emilia c’è stato un Giusto che ha salvato ebrei, Enzo Boni Baldoni”. G.,che fino a poco tempo fa abitava a Bologna, si dondola irrequieto sulla sedia con la mano alzata: “Maestra, secondo te c’era un Giusto anche a Bologna?”. “Sono certa di sì”. Si dice che i ragni una volta tessuta la tela lancino le ragnatele nel vuoto, senza la certezza di trovare un appiglio ma fiduciosi verso ciò che verrà.—

* maestra elementare

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