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Mycobacterium chimaera 

Batterio killer, rilevati altri due morti

Batterio killer, rilevati altri due morti

Operati a Villa Salus. Salgono a cinque i decessi dopo l’esame della Regione su origine e diffusione del contagio

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REGGIO EMILIA. Altri due su 144, fra il 2010 e il 2017. Operati entrambi al Salus Hospital. Sono gli ulteriori casi di infezione da Mycobacterium chimaera emersi dall’analisi condotta dalla Regione, ora giunta a conclusione: un’indagine interna sul batterio killer, partita in Emilia-Romagna dopo l’allarme scattato in Veneto a seguito della morte di un anestesista, lo scorso 2 novembre.

I mesi scorsi

La prima nota ufficiale emessa dall’Ausl risale al 31 luglio scorso. Nel mese successivo l’ispezione del Nas di Parma nella clinica reggiana, dove sono stati sequestrati due macchinari (al momento del blitz non più usati) utilizzati nelle operazioni cardiache. A dicembre in tutta l’Emilia-Romagna erano state inviate circa 10mila lettere ad altrettanti pazienti, più altre 350 lettere ai medici curanti, di medicina generale e agli specialisti che potrebbero incrociare pazienti con eventuali sintomi causati dal batterio e 150 lettere alle cardiochirurgie attive. Duemila le lettere verso i pazienti operati dal 2010 al 2017 al Salus Hospital. Dall’analisi delle 144 cartelle prese ora in esame dalla Regione, selezionate per essere sottoposte a verifiche, sono quindi emersi due nuovi casi: si tratta di pazienti deceduti, operati al Salus Hospital, che presentavano le caratteristiche cliniche tipiche delle infezioni, per i quali manca ora solo il riscontro microbiologico positivo. Proprio per verificarne la positività, il gruppo regionale che segue l’approfondimento ha disposto il recupero di eventuali materiali biologici ancora disponibili.

Contagio e Macchinari

In caso di conferma definitiva, il numero di decessi in Emilia-Romagna riconducibili al Mycobacterium chimaera salirebbe a cinque – morti tempo dopo, fuori dalla clinica – cui si aggiungono due pazienti che hanno contratto l’infezione e che sono in trattamento. Vi sarebbe poi un caso, sempre operato a Salus Hospital, residente in un’altra regione e segnalato dal Veneto, su cui le informazioni sono incomplete. Si tratta sempre di persone operate prima che l’azienda produttrice del riscaldatore utilizzato negli interventi a cuore aperto – che sarebbe collegato a questo tipo di infezione – emanasse il primo alert e la modifica delle modalità di utilizzo. A dicembre, su 29 macchinari presenti in Emilia-Romagna – prodotti dalla Stockert di Friburgo (Germania) e distribuiti dalla LivaNova del Gruppo Sorin, con sede a Mirandola – erano 19 quelli considerati a rischio. A Villa Salus, dopo le indicazioni ricevute dallo stesso fornitore, dall’Ausl e dalla Società italiana di cardiochirurgia, i macchinari sono stati dismessi e sostituiti. E, nel frattempo, le strutture regionali di cardiochirurgia hanno completato la sostituzione o l’adeguamento – attraverso il ricondizionamento a carico della ditta produttrice – di tutte le apparecchiature potenzialmente a rischi. Le stesse strutture hanno inviato, su indicazione della Regione, a tutti i pazienti a potenziale rischio un’informativa sui sintomi ai quali prestare attenzione. Le aziende hanno inviato a medici di medicina generale e specialisti interessati un’altra informativa sulle caratteristiche dell’infezione, emersa solo dal 2011 e per un numero di casi molto limitato.

ausl e analisi

«A conclusione di questo delicato lavoro di analisi – commenta l’assessore regionale alle Sanità, Sergio Venturi – considero positivo il fatto che, dalla ricerca effettuata sulle cartelle, non siano emersi casi di infezione riferiti ad altre strutture, se non a quella già interessata dai primi quattro. Ma non ci fermiamo qui: le informazioni raccolte devono servire a realizzare ulteriori approfondimenti e iniziative a tutela della salute dei cittadini». L’indagine, condotta da una équipe di rilevatori dell’Ausl di Reggio, ha riguardato 144 cartelle di persone sottoposte a interventi di cardiochirurgia – soprattutto a carico delle valvole cardiache – nelle strutture ospedaliere pubbliche e private dell’Emilia-Romagna. Concluso questo esame, le verifiche proseguono: si stanno realizzando, infatti, anche analisi genetiche sui micobatteri isolati dai primi 4 casi, per verificare se siano identici fra loro e rispetto a quelli ritrovati in altri casi in Italia e nel mondo. Ciò permetterebbe di fare maggiore chiarezza del quadro delle responsabilità. Da tempo la Procura sta indagando sui decessi, dopo l’apertura di un fascicolo da parte della pm, Valentina Salvi, con l’omicidio colposo come ipotesi di reato. Da Villa Salus ieri non hanno commentato il risultato del report regionale, sostenendo in passato che l’esistenza e la probabilità di esposizione al micobatterio tramite l’utilizzo di macchinari «non poteva essere conosciuta in quanto la conoscenza di tale problematica è avvenuta per il mondo medico italiano successivamente ai fatti citati» e avvertendo che i legami fra l’intervento, il contagio e il decesso erano in fase di verifica. —

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