Gazzetta di Reggio

Reggio

il processo 

Botte ma non fu stupro condannato a 10 mesi

Enrico Lorenzo Tidona

Scagionato dall’accusa di violenza e sequestro di persona Per un artigiano di 50 anni restano in piedi solo le lesioni

3 MINUTI DI LETTURA





REGGIO EMILIA. Dopo due anni di processo è giunta la sentenza che ha visto condannare in abbreviato l’uomo accusato di violenza sessuale, sequestro di persona e lesioni aggravete. A restare in piedi, però, è rimasta solo l’ultima accusa, che ha portato ieri alla condanna a 10 mesi dell’ex fidanzato di 50 anni accusato da una donna che è stata sentita più volte durante l’udienza preliminare. Un fidanzamento finito nel peggiore dei modi, come veniva riportato nelle indagini, che inquadravano la coppia e il finale amarissimo. Lei ha vent’anni, lui trenta di più, e dopo il legame era giunta la rottura.

I due residenti a Reggio, avrebbero dovuto dividere le loro strade ma ad un certo punto è giunta la terribile denuncia firmata da lei che ha fatto scattare degli accertamenti della polizia nell’indagine coordinata dal sostituto procuratore Valentina Salvi.

Ieri le due imputazioni più pesanti, sono però cadute, sprovviste dei riscontri necessari per poter portare a una condanna, emessa comunque dal giudice per l’udienza preliminare Luca Ramponi, che ha comminato 10 mesi all’imputato difeso dall’avvocato Antonio Sarzi Amadè.

L’inchiesta, dopo una serie di passaggi giudiziari (richiedenti in tribunale diversi mesi), aveva portato alla chiusura delle indagini con accuse pesantissime per l’artigiano reggiano 50enne.

Il sostituto procuratore, con l’interrogatorio della giovane davanti al gip Giovanni Ghini (che aveva accolto l’incidente probatorio), aveva messo in fila un racconto scioccante. I due non stanno più insieme quando lei acconsente a incontrare l’ex fidanzato nel suo appartamento. Un chiarimento? Un tentativo per ricominciare di nuovo? Niente di tutto questo, perlomeno secondo quanto raccontato dalla giovane – prima nella denuncia, poi in aula per circa un’ora – che fra quelle quattro mura si sarebbe trovata di fronte una persona ben diversa da quella che aveva frequentato. Un’esplosione di violenza ma anche una “trappola”, perché la giovane sarebbe rimasta in balìa dell’ex, chiusa in quell’appartamento, per ben quattro giorni.

Ma è qui che casca il palco giudiziario, perché il racconto riportato più volte in udienza da parte della vittima, si rivela alle volte poco congruente. Aveva descritto l’uomo che infieriva su di lei, come se la volesse assurdamente punire per la fine del loro rapporto. Un incubo da cui la ventenne riesce però a liberarsi, fuggendo dall’abitazione. Verrà trovata in stato confusionale da un passante che poi l’accompagna al pronto soccorso. Ne uscirà con un certificato medico, finito poi agli atti dell’inchiesta. La giovane ha affrontato il sofferto incidente probatorio affiancata dall’avvocato Noris Bucchi a cui si è rivolta per essere tutelata legalmente come parte civile.

«Siamo pienamente soddisfatti per la sentenza – fa sapere il difensore Sarzi Amadè – è stato un processo combattuto ma di carattere indiziario. Ci sono stati una serie di elementi contraddittori e mancava la congruenza formale su diversi aspetti raccontati dalla ragazza. Attendiamo comunque le motivazioni per capire qual è l’inquadramento della condanna emessa». —

Enrico Lorenzo Tidona

BY NC ND ALCUNI DIRITTI RISERVATI



Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Gazzetta di Reggio per le tue notizie su Google