Gazzetta di Reggio

Reggio

E così l’Ordine degli Architetti implose per eccesso di silenzio...

corrado biggi* ; *architetto
E così l’Ordine degli Architetti implose per eccesso di silenzio...

Biggi: «La mutazione in atto da tempo nel centro storico ora contamina anche le piazze Gioberti e Roversi»

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la lettera

corrado biggi*

Spero di rompere il silenzio sacerdotale di docenti, urbanisti, pianificatori, architetti, ingegneri, enti di tutela ecc. rispetto ad un tema così importante: la mutazione in atto da qualche anno nel nostro Centro Storico, mutazione che oggi contamina anche le piazze Gioberti e Roversi.

•Il 21 novembre 2018 il Comitato per Piazza Roversi espone pubblicamente circostanziate critiche relative allo scaltro democraticismo agostano del Comune, alla riduzione eccessiva del calibro stradale (autobus nei due sensi di marcia) con spigoli pericolosi, ai percorsi disabili problematici e alla presenza gratuita di un ingombrante specchio d’acqua che da un lato restringe la carreggiata stradale e dall’altro impedisce l’attuale (e ottimale) attraversamento pedonale.

•Il 25 novembre 2018 l’Ordine degli Architetti implode - mai accaduto prima - per eccesso di... silenzio, come si evince dall’intervista rilasciata dal vicepresidente che parla esplicitamente di bavaglio, di autocensura, anche rispetto ai progetti delle piazze, “progetti calati dall’alto a giochi fatti”.

•Il 26 novembre 2018 Forza Italia e Movimento 5 Stelle chiedono in Consiglio lo stop ai lavori nelle Piazze.

•Il 23 gennaio 2019 5 Stelle, Alleanza Civica, Reggio Città Aperta e Comitato “ I tre tassi” ribadiscono la richiesta di stop ai lavori nelle piazze Gioberti e Roversi.

silente indifferenza

Sulla Gazzetta, queste ed altre voci hanno espresso disappunto per gli incongrui progetti paracadutati sulla città e per un modus operandi opaco ed estraneo anche rispetto al sentire della gente che vede, con la gestione Del rio/Vecchi e con l’assenso della Soprintendenza, la progressiva mortificazione di antiche piazze ed edifici del centro storico.

Tuttavia, con silente indifferenza, i recidivi “rottamatori” continuano, come nel recente e infelice passato (piazza dei Teatri, Santo Stefano e lo storico Palazzo Poste, demolito!) a “tirare dritto”, a irridere la memoria, ignorando gli appelli e le tracce del primo Novecento, il verde (ora piazza Gioberti e prima piazza dei Teatri) e le ambientazioni tipiche di fine Ottocento come la significativa pavimentazione in acciottolato di piazza Roversi/corso Garibaldi (ampiamente documentata da fotografie d’epoca).

FETICISMO da SPIGOLI

Sottolineo inoltre, a proposito di piazza Roversi e del feticismo per gli spigoli/piani inclinati, che questo approccio “poetico”, al di là delle sue velleità formali, ignora un rischio reale: un gradino o uno spigolo di 20 centimetri sono una barriera per un disabile, ma allo stesso tempo un trampolino di lancio per qualsiasi auto, furgone o autobus fuori controllo (incidenti/bullismo), specie in un imbuto divenuto così stretto. Ciò dovrebbe generare seri dubbi soprattutto rispetto alla sicurezza pedonale, considerato anche il consistente traffico nei due sensi di marcia. (12.000 mezzi).

Consiglio infine di riguardare le affascinanti foto antiche di piazza Roversi e del Corso perché suggeriscono già la soluzione: (guidane per carri) storiche lastre di pietra a correre e pavimentazione evocativa dell’acciottolato ottocentesco, nessun gradino o specchio d’acqua, ma alcuni pilomat alternati (lungo il tracciato carraio della piazza) a grandi fioriere d’arredo urbano che, oltre a sottolineare la continuità sinuosa del viale alberato, garantirebbero, senza creare barriera visiva, ampi spazi pedonali realmente protetti, ma allo stesso tempo permeabili (anche a pilomat alzati) a pedoni, ciclisti e disabili a cui dedicare l’intera piazza (a pilomat abbassati) in occasioni significative come le sagre o altri eventi spettacolari/commerciali.

alberelli cubisti

Pubblicità, moda e design come architettura per le piazze antiche di Reggio. Oggi, come se fosse moda o pubblicità, anche l’architettura del “nuovo” nel centro storico di Reggio subisce le suggestioni formali e “avveniristiche” del design globale che periodicamente rinnova i propri canoni stilistici, lasciando però sulla città antica persistenti segni materici e non tracce stagionali di poetiche effimere. Segni materici persistenti ben presto stantii e datati, in assenza (ovviamente) del “rinnovamento” modale successivo: finita l’ultima moda, loro non finiscono e diventano rapidamente obsoleti e ancor più incongrui, sia rispetto alle architetture sedimentate e al “sentire” della gente, sia rispetto alle successive mode.

I nostri centri antichi sono insiemi diversificati ma ancora coesi e non somma eterogenea di vetrine omologate di design, in balìa di labili mode d’importazione, ben evidenti negli interventi di “riqualificazione” delle piazze storiche di Reggio che ostentano con orgoglio, una forte discontinuità col passato, con le preesistenze e il verde, esibendo spazi svuotati e pietrificati (piazza dei Teatri e tra poco piazza Gioberti) o geometrie spigolose (Santo Stefano e tra poco piazza Roversi), magari con rari alberelli “cubisti”, per “gridare al mondo la propria presenza, la propria estraneità” oltre ad un endemico narcisismo.

Nel centro storico di Reggio, se non si riapre subito un dialogo con la Storia e con il Verde, facendoli riscoprire alla gente, avremo solo omologazione, show/business, moda, design e boutique, anziché architettura e memoria del luogo. Oggi più che mai il “nuovo” inserito nel tessuto antico deve dialogare con la tradizione e la storia: anche quando le sfida non deve rottamarne le tracce (piazza dei Teatri, Edificio ex Poste ecc.), ma anzi ricercarle e valorizzarle, ricaricando il passato stesso di significato pur non facendone un memoriale, senza fingere insomma, ma senza enfatizzare sempre ed ossessivamente il contrasto tra vecchio e nuovo. —

*architetto

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