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Sanità privata in sciopero «Il contratto è bloccato da dodici anni. Troppi»

Luciano Salsi
Sanità privata in sciopero «Il contratto è bloccato da dodici anni. Troppi»

Il presidio è stato organizzato davanti al Salus Hospital I sindacalisti di Cgil, Cisl e Uil «La situazione è insostenibile devono intervenire le Regioni»

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Nella nostra provincia è stata «molto alta», secondo i sindacati, l’adesione allo sciopero nazionale della sanità privata indetto per tutta la giornata di ieri dalle organizzazioni di categoria della funzione pubblica di Cgil, Cisl e Uil.

Era prevista l’astensione dalle attività programmate (visite mediche ambulatoriali e specialistiche, consulti ed esami diagnostici). Erano interessati circa 350 lavoratori (settemila nell’intera regione), tra infermieri, operatori socio sanitari, tecnici di radiologia e amministrativi.

«Diverse strutture interne di Salus Hospital e Villa Verde – riferiscono Fabio Bertoia di Fp-Cisl e Carolina Cagossi di Fp-Cgil – sono state chiuse. Si sono fermati anche parecchi dipendenti delle altre aziende sanitarie private, tra cui il centro medico Lazzaro Spallanzani, la Casa Madonna dell’Uliveto di Albinea e l’azienda speciale I Millefiori di Novellara». Per spiegare le ragioni della protesta i sindacalisti e i lavoratori hanno presidiato ieri mattina, fra le 9.30 e le 12.30, l’ingresso della sede di Salus Hospital in via Ulderico Levi, innalzando cartelli e bandiere dei sindacati e scandendo gli slogan “Vogliamo il contratto!” e “Tempo scaduto!”.

Rivendicano, infatti, il rinnovo del contratto nazionale fermo da dodici anni e la parificazione con i dipendenti della sanità pubblica, che dopo il rinnovo contrattuale firmato nello scorso mese di maggio percepiscono circa duecento euro al mese più di loro.

La controparte è rappresentata dall’Associazione italiana ospedalità privata e dall’Associazione religiosa istituti socio-sanitari. «Chiediamo loro – sottolineano i sindacalisti – di sbloccare una situazione che, oltre a comportare sensibili perdite salariali, si riflette negativamente sui contributi previdenziali e sulle future pensioni». La disparità di trattamento è inammissibile, a loro avviso, per due ragioni: perché nella sanità pubblica e privata operano gli stessi professionisti con le stesse mansioni e poi perché le aziende private svolgono un servizio senza concorrenza grazie agli accreditamenti che garantiscono una quota parte del finanziamento sanitario regionale a condizione di richiedere agli utenti le stesse tariffe.

«È una situazione – insiste Maurizio Petriccioli, segretario generale della Cisl Funzione pubblica – non più sostenibile. Dodici anni di blocco contrattuale sono troppi. Le aziende della sanità privata operano in condizioni di monopolio e continuano a macinare utili. È nelle loro mani il venticinque per cento dei posti letto. Le Regioni si devono schierare con i lavoratori e salvaguardare i loro diritti».

La trattativa si trascina da oltre un anno con sedici riunioni andate a vuoto. Aiop e Aris vorrebbero dalle Regioni tariffe di accreditamento più alte prima di riconoscere aumenti ai lavoratori. I sindacati rovesciano la priorità chiedendo in primo luogo il contratto e pongono la vertenza sul tavolo della regione Emilia Romagna dopo avere raccolto più di tremila firme in calce al documento in cui ne illustrano i termini: «Abbiamo già inviato la lettera al presidente Stefano Bonaccini», annuncia Petriccioli. —



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