Gazzetta di Reggio

Reggio

LA TESTIMONIANZA 

«Se io fossi stato un terrorista avrei potuto fare qualsiasi cosa»

Am.P.

Un senegalese assoldato dalla banda di sfruttatori ha manifestato ai carabinieri tutto il suo stupore per quanto accaduto

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REGGIO EMILIA. «Ho trovato strana l’assenza di controllo, perché se io fossi stato un terrorista avrei potuto fare qualsiasi cosa». È lo stupore manifestato da una delle vittime, un senegalese assoldato (si fa per dire, visto che la paga veniva procrastinata dalla banda all’evento successivo, per tenere in uno stato di assoggettamento gli sfruttati) dagli sfruttatori e sbattuto, insieme ad altri connazionali, ad ogni angolo del Nord Italia, il più delle volte senza sapere nemmeno dove si trovasse, a svolgere compiti come controllare borse e marsupi, guardare i biglietti, vigilare accessi, perfino sotto il palco, grazie allo schermo del tesserino di “addetto alla sicurezza” di cui nessuno sospettava. «Sono giunto in Italia come clandestino nel giugno 2016, dopo essere stato salvato in mare da una Ong sul barcone proveniente dalla Libia – ha dichiarato il giovane – Una volta a Modena, da quando abbiamo cominciato il lavoro a quando l’abbiamo terminato, nessuno, né una società né le forze dell’ordine, mi ha mai chiesto alcun documento o ha effettuato un controllo sul mio cartellino, non sono stato fatto passare sotto il metal detector né mi hanno guardato cosa avevo in tasca».

«Una condotta che ha gravemente pregiudicato la sicurezza pubblica. Gli indagati si sono insinuati in una zona grigia di questi mega eventi dai grandi numeri: si immagini cosa sarebbe potuto accadere se si fosse verificato un attentato o un incidente tra migliaia di persone accalcate», ha commentato il colonnello Cristiano Desideri, comandante provinciale dei carabinieri, che ha messo il dito nella piaga della gestione della sicurezza dei grandi eventi, diventati stringenti dopo i tragici fatti di piazza San Carlo (3 giugno 2017). In realtà le società compiacenti – la All Areas Srl Security & Events di Modena, che si definisce sul sito internet “istituto di vigilanza non armata” e che offre pure affitto auto, e la SG Investigation di Imola – erano consapevoli di quanto prescrive la legge 94 del 15 luglio 2009 (“Disposizioni in materia di sicurezza pubblica”). Sapevano, le società titolari dei contratti in appalto o subappalto stipulati con gli organizzatori degli eventi, di non poterla fare troppo sporca. Perciò, accanto a un certo numero di stewart professionisti e “in regola”, gli indagati ricorrevano agli extracomunitari per “fare numero” e affidare loro i ruoli di contorno, certi che nessuno li avrebbe controllati: come di fatto è accaduto. —

Am.P.

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