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Campagna elettorale a Reggio Emilia, subito una bufera su Salati: «Ha un conflitto d’interesse»

Campagna elettorale a Reggio Emilia, subito una bufera su Salati: «Ha un conflitto d’interesse»

Il candidato leghista nel mirino del M5s per il suo ruolo nel consorzio Edilgest. Lui replica: «Già pronto a lasciare l’incarico. White List? Non ne avevo bisogno»

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REGGIO EMILIA. «Ha un conflitto d’interessi da risolvere». Il M5s entra subito a gamba tesa. E lo fa mettendo nel mirino Roberto Salati, candidato sindaco del centrodestra a trazione Lega, che da alleata nel governo gialloverde (sempre più in crisi di nervi sul caso Diciotti e sul voto dell’autorizzazione a procedere nei confronti di Salvini) diventa a Reggio il primo vero bersaglio di questo esordio di campagna elettorale per le Amministrative del 26 maggio.

Noto come fotografo, Salati ha anche un’attività da immobiliarista, come amministratore unico del Consorzio Edilgest: un centinaio di soci, fra i quali otto società e una novantina di persone fisiche, la maggior parte delle quali di origine calabrese o straniera, per lo più nordafricani, rumeni e albanesi. Il consorzio, che si occupa di attività di lavori edili non specializzati e di compravendita di terreni e fabbricati, non risulta iscritto alla White List: è stato costituito nell’estate 2017, con sede in via Monte San Michele, lo stesso indirizzo dello studio fotografico di Salati, trasformato nel quartier generale della sua campagna elettorale.

Ed è proprio sul ruolo di Salati nell’Edilgest a puntare il dito il M5s, attraverso la capogruppo in Sala Tricolore, Alessandra Guatteri, per la quale l’attività di compravendita di terreni e fabbricati «lo pone in un conflitto d’interessi con attività amministrative. Ogni proposta politica in campo edilizio lo vede direttamente interessato in quanto amministratore unico di questo consorzio».

Un attacco frontale che non ha mancato di suscitare qualche scompiglio nella coalizione di centrodestra formata da Lega, Forza Italia e Fratelli d’Italia, affidato ad una nota nella quale Guatteri – senza mettere in relazione i due argomenti – dà anche man forte alla proposta dei parlamentari M5s di porre le Amministrative «di Reggio e di altre città interessate dall’inchiesta Aemilia» sotto la lente della Commissione Antimafia: «Come ci ha ricordato Nicola Gratteri “siamo solo all’inizio”. Va prestata da parte di tutti la massima attenzione», conclude la capogruppo M5s.

Parole alle quali Salati ha replicato con un lungo post su Facebook, nel quale polemizza con il tentativo di screditarlo messo in campo dal Pd (in realtà rimasto spettatore di questa schermaglia): «Ho deciso di candidarmi per fare il bene della nostra città e mi avevano avvertito che sarebbe partita la macchina del fango», scrive il Salati, annunciando di aver già predisposto il necessario per lasciare il suo ruolo nel consorzio. «Mi dispiace per gli associati perché da oggi il loro essere calabresi o rumeni o albanesi li fa etichettare come possibili pericolosi malavitosi», aggiunge.

E ancora: «Il consorzio, che ha solo un anno di vita, non ha richiesto l’iscrizione nella “white list” semplicemente perché per i lavori svolti ad oggi dagli associati non è servito, se in futuro ci saranno appalti che lo richiederanno sarà semplicemente richiesto».

E infine, in risposta alla Guatteri sul conflitto di interesse: «Ritengo che l’insinuazione sia infondata e ingiusta, ma la voglio comunque rassicurare, sapendo l’impegno che ho preso con questa candidatura e il dispendio di tempo ed energie che richiederà amministrare la macchina comunale, per chi come me ha sempre voluto, nelle proprie esperienze lavorative, far funzionare le cose, anticipo che da mesi sto organizzando il passaggio della mia presidenza ad altro imprenditore, al fine di consentirmi di svolgere al meglio il mandato».

Per Salati, «una scelta non presa a cuor leggero ma frutto di una decisione meditata con la mia famiglia che mi sostiene in questa nuova esperienza. Spero che questo clima di tensione venga ricondotto ad un piano di scontro politico, anche duro, ma che non etichetti migliaia di cittadini come onesti o ’ndranghetisti, rossi o neri o altro ancora, distinzioni che lascerei a chi ha i mezzi per farlo, la magistratura e la storia. Io mi impegnerò da sindaco per togliere questo velo di opacità e di allusione che oggi si respira».

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