Enocianina, tra i 5 Stelle e il Pd non si placa la polemica
REGGIO EMILIA. Già da mesi in consiglio comunale si è in campagna elettorale e lo scontro tra centrosinistra e Movimento 5 Stelle è ormai all’ordine del giorno.
Anche lunedì sera il copione si è ripetuto uguale. Al centro della diatriba, questa volta, c’era la nuova sede della Polizia Municipale in zona stazione e che sorgerà in via 4 Novembre, proprio dove sorge l’Enocianina.
Lunedì – all’ultimo giorno utile e in contemporanea alla discussione in sala Tricolore – è arrivata anche un’osservazione contro l’esproprio di uno dei proprietari degli immobili. Il documento del M5S è stato respinto con i voti del Pd e Mdp.
I 5 Stelle in un precedente consiglio avevano approvato il progetto e il programma di riqualificazione (su cui sono atterrati 1.5 milioni di euro dalla Regione Emilia Romagna), ma lunedì hanno accusato la giunta e gli uffici comunali di aver fornito informazioni errate. «Di fatto – ha sostenuto il consigliere pentastellato Norberto Vaccari – hanno falsato la conoscenza dello stato di fatto e il successivo voto in consiglio». Con la delibera del 12 novembre, ha poi aggiunto, «si mettono in strada delle persone e avete usato il vostro potere decisionale a manganello per fare uno spottone elettorale».
Il capogruppo Pd Andrea Capelli ha replicato accusando il Movimento 5 Stelle «di strumentalizzazione» e «di aver cambiato idea in vista della campagna elettorale», mentre a respingere la richiesta di M5S, Fi e Alleanza Civica di una nuova commissione consiliare è stato l’assessore Alex Pratissoli. Nella sua replica, l’assessore ha rimarcato che «si tratta di un’opera di interesse pubblico che giustifica il ricorso all’esproprio». Per poi aggiungere: «Comunque quell’immobile, sottoposto ad una procedura di esecuzione immobiliare, sarà venduto e una nuova asta è già stata fissata per febbraio. Inoltre tutti i proprietari interessati sono stati più volte incontrati prima di rendere pubblico l’intervento».
Che il clima sia arroventato lo conferma anche un ordine del giorno in cui il Pd ha chiesto le dimissioni del senatore pentastellato Elio Lannutti, che sui social ha fatto riferimento “ai “Protocolli di Sion”, un falso documento contro gli ebrei ripreso anche da Hitler nel Mein Kampf.
L’ordine del giorno – approvato da Pd, Fi, Mdp – ha visto il M5S spaccarsi. Al voto contrario del gruppo si è dissociata la consigliera Paola Soragni che si è astenuta e non ha espresso la sua preferenza. —
R.F.
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