Gazzetta di Reggio

Reggio

L’ADDIO al CANTAUTORE 

I grandi successi di Gaudio risuonano al suo funerale

Andrea Vaccari

La banda di Noceto intona i brani “La pasareina” e “Stella” e altre canzoni Il ricordo del comico Antonio Guidetti: «Perdo un grande amico, la vèta l’è acsé»

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Chissà cosa avrebbe detto Gaudio, abituato com’era a vedere la gente ridere alle sue battute, davanti a tutte quelle lacrime. E anche in una situazione triste come il suo funerale non si è voluto smentire, lasciando tra le sue volontà quella di far eseguire all’uscita dall’istituto “Grassi” e all’arrivo al cimitero uno dei suoi più celebri successi, “La pasareina”.

Una canzone divertentissima e ricca di doppi sensi che non ha mancato di strappare qualche sorriso amaro ai tanti che ieri pomeriggio hanno partecipato alle esequie, celebrate in forma civile. È stato un grande abbraccio collettivo che tanti viadanesi e tanti reggiani hanno voluto regalare a Gaudio Catellani, artista poliedrico che ha fatto dell’ironia e del dialetto i suoi cavalli di battaglia, offrendo al pubblico poesie, canzoni e altre opere rimaste nella memoria collettiva. I presenti si sono stretti con affetto alla moglie Maura e ai figli Marco e Alessandro e agli altri parenti, in questi giorni sommersi di testimonianze di affetto e di cordoglio.

Le note della banda di Noceto (Parma) hanno poi fatto risuonare nell’aria altre canzoni celebri. Dopo “La pasareina”, un altro grande successo scritto da Catellani come “Stella” – portato alla ribalta da Ruggiero Scandiuzzi e la sua orchestra – “Rose rosse” di Massimo Ranieri e “La nostra favola” di Jimmy Fontana, oltre al grande classico “Rosamunda”.

Il corteo ha percorso le poche centinaia di metri che separano la casa di riposo dal cimitero per poi arrivare nel piazzale, dove la banda ha riproposto i sue due successi e anche “Bella ciao”.

Catellani aveva 66 anni, ed è morto sabato all’ospedale di Casalmaggiore (Cremona), dov’era ricoverato da alcuni giorni. Viveva a Viadana – proprio alla cittadina mantovana aveva dedicato una delle sue canzoni, “Al viadanes”, in cui prende in giro il suo dialetto troppo colorito – dove si era trasferito subito dopo il matrimonio, ma il suo cuore non ha mai smesso di battere per Reggio. Nato a San Maurizio il 12 luglio 1952, ha pubblicato ben 18 album, e celebre è il sodalizio nato con Dante Cigarini e Luigi Melloni, con cui formava il “Trietto”.

Tanti gli amici e i volti noti che ieri hanno partecipato al funerale. Tra questi, anche Antonio Guidetti, altro artista reggiano che porta avanti la tradizione del nostro dialetto. «Ci incontrammo la prima volta in un concorso di poesia – racconta – e già da quell’occasione capii che Gaudio aveva un grandissimo talento. L’aver sempre lavorato solo con il dialetto lo ha forse un po’ limitato, perché la sua capacità artistica avrebbe meritato palcoscenici maggiori. Perdo un grande amico, la vèta l’è acsé». —



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