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L’alpino Ugolotti fu soldato nel 1942 e sopravvisse alla ritirata in Russia

Alessandro Zelioli
L’alpino Ugolotti fu soldato nel 1942 e sopravvisse alla ritirata in Russia

Oggi ha 96 anni e lo storico Franco Boni lo ha intervistato «Ricorda tutto con lucidità, dovrebbe raccontarlo ai ragazzi»

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È vivo e ancora lucido uno degli ultimissimi sopravvissuti della campagna di Russia. Gino Ugolotti, nato l’11 marzo del 1922, vive a Montecchio. La sua lunga e gloriosa storia di alpino inizia il 22 gennaio 1942 quando riceve la cartolina per aggregarsi all’8° Reggimento Alpini, Divisione Julia, Battaglione “Val Fella”, impegnato sul fronte Orientale.

A raccontare la storia di un reduce che ha conosciuto addirittura il generale Reverberi è stato lo storico montecchiese, Franco Boni che lo ha incontrato per inserire la sua testimonianza nell’ultimo numero di Montècc, la rivista redatta dall’associazione culturale La Vecchia Montecchio.

«Ho incontrato Ugolotti e ne ho ricavato l’idea che abbia ancora una mente lucida e ben impressa la storia che troppo spesso non ci viene raccontata, se non per interposta persona – ha detto Boni –. E Ugolotti, meriterebbe di raccontarla ai ragazzi».

Ugolotti fu impegnato nella campagna di Grecia e Montenegro. Al rientro Ugolotti e tutto il “Val Fella” vengono incorporati nel Battaglione “Gemona” che di lì a poco partirà per la Russia. Come “riparo” al rigido inverno siberiano scarponi chiodati che non potevano essere imbottiti con calze supplementari e con i chiodi che favorivano la formazione del ghiaccio, nessuna divisa bianca per mimetizzarsi sulla neve e una scarsa elasticità dei comandi, che impedirono che la fornitura venisse adeguata alle condizioni proibitive. Senza dimenticare le armi: vecchi modelli di fucili a ripetizione manuale contro i semiautomatici russi.

La campagna di Russia di Ugolotti inizia il 10 agosto 1942, quando parte da San Giovanni al Natisone (Udine) in treno, una tradotta di 75 vagoni dove uomini e muli condividono gli spazi. Come cibo? Poche scatolette e qualche galletta. Arrivati in Russia e dopo 300 chilometri – le forze italiane non erano dotate di mezzi motorizzati – arrivò in prima linea sul fronte del Don. Durante la sistemazione delle trincee lasciate libere dagli alleati ungheresi, Ugolotti riesce ad avere un paio di scarponi di taglia più grande: furono la sua salvezza perché li riempì di pelliccia, ricevendone maggiore protezione dal freddo. Le battaglie coi russi e con il freddo, furono devastanti, tanto da decimare soldati dall’una e dall’altra parte.

Il 17 gennaio 1943 inizia il ripiegamento che costerà migliaia di vittime. Durante la ritirata, Ugolotti si rompe una gamba ed è costretto ad abbattere il mulo, ferito da una bomba.

Il 26 gennaio 1943 arriva la battaglia di Nikolajewska e Gino, assieme agli amici con sui stava rientrando, poco prima di quella data incontra la Tridentina guidata dal generale montecchiese Luigi Reverberi che lo arruola e, di fatto, lo salva. Quella giornata di battaglia, Ugolotti, la ricorda come la fine del mondo dove morte, freddo e fame si rincorsero sino alla mattina del 27 gennaio quando i superstiti ripresero il cammino finché, il 31 gennaio, non raggiunsero Triskoje. Fu la fine della loro ritirata.

Ugolotti rischiò di perdere il naso per il freddo, salvandolo solo per le cure di un russo che gli diede una manciata di neve. Una cura dolorosa, che gli salvò il naso. Dopo due mesi, il 18 marzo 1943, Ugolotti arriva finalmente su una strada asfaltata, solo, senza più i compagni, dopo due mesi di cammino nella terribile steppa russa e viene salvato da un cappellano. —



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