L'assurda polemica su Brenno, concorrente reggiano dell'Eredità con un nome "antipatriottico"
Bruno Brenno Ferrari, 29enne di Marmirolo impegnato come docente al Gobetti di Scandiano, è stato preso di mira da LiberoQuotidiano e dai suoi lettori sui social per il suo nome. Brenno, infatti, sarebbe "sfacciatamente anti italiano"...
SCANDIANO. Un nome “barbarico” che fa discutere. Ha del surreale la vicenda che ha come protagonista il reggiano Bruno Brenno Ferrari, 29enne di Marmirolo impegnato come docente al Gobetti di Scandiano e come conduttore radiofonico.
Lunedì Ferrari è stato protagonista della trasmissione “L’eredità” su Rai Uno, il seguitissimo programma pre-serale condotto da Flavio Insinna. Una partecipazione nata a sorpresa: due cugine del ragazzo lo hanno iscritto a sorpresa alle selezioni a Bologna, poi superate sino ad arrivare alla gara vera e propria, registrata la settimana scorsa ed andata in onda lunedì 28 gennaio.
La sua presenza è finita nel mirino dell’edizione online del quotidiano Libero, che dedica spesso servizi a “L’eredità” e alle reazioni social seguenti. Ferrari è stato bersagliato sia per il suo abbigliamento che per il nome con cui si è presentato, “Brenno”.
A proposito del look, il sarcasmo è chiaro: «Occhialetti tondi, riga dei capelli perfetta e improbabile abbinamento giacca a quadri-camicia blu». Ma l’aspetto più strampalato riguarda il nome. Su Twitter tanti utenti si sono chiesti che tipo di nome fosse Brenno, i più colti – probabilmente sfruttando le reminiscenze delle versioni in latino sulla storia romana – hanno fatto ironia sulla sua eliminazione, citando il sacco di Roma di cui il Brenno “originale” fu a capo e commentando lapidari “Vae victis”, “Guai ai vinti”.
Secondo la tradizione, la celebre locuzione latina fu pronunciata proprio da Brenno, il comandante dei Galli che attorno al 390 ac conquistarono Roma, nel rendere ancora più pesante il debito che la città doveva pagare ai vincitori. Un episodio mai verificato, ma entrato nell’immaginario collettivo per il “Vae victis”. E qui si arriva alla parte in cui si combatte con il buon senso.
Diversi commentatori, dopo esserci chiesto che nome fosse Brenno, hanno scoperto che si trattava di un conquistatore straniero ed hanno definito la scelta del nome “antipatriottica”, conseguenze forse di questi tempi di discorsi su sovranismi e confini mai esistiti. L’errore storico è oltre il grossolano.
Brenno è un nome discretamente diffuso in Emilia, in quella che fu la Gallia Cisalpina. Nel nostro territorio l’influenza delle popolazioni francofone è ancora oggi chiara, basti pensare ai vari dialetti emiliani. Brenno era un nome comune nonché l’appellativo di tanti comandanti militari dei Galli, popolazione che in Italia ha vissuto per secoli e la cui presenza è appunto ancora ben visibile.
L’uscita dell’articolo è stata subito notata e diffusa anche sui social, lo stesso Ferrari l’ha condiviso sul proprio profilo Facebook raccogliendo tanta solidarietà e commenti a propria volta acidi su Libero e sugli utenti del lunedì sera. Mancava solo Giulio Cesare, non fosse per la discrepanza di un paio di secoli.
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