Riapertura, tutti d’accordo si cerca la “chiave” tecnica
Un passo avanti al ministero della Salute dopo i rimpalli delle scorse settimane Il sottosegretario: «Valutare con dati certi. Disponibili ad analizzare la richiesta»
Un passo avanti, in direzione di ciò che ormai (quasi) tutti – chi per convinzione della prima ora, chi per timori elettorali, chi per sfinimento – auspica di vedere realizzato al più presto: la riapertura del punto nascite dell’ospedale Sant’Anna di Castelnovo Monti, chiuso poco più di un anno fa – assieme ad altri nel territorio regionale, tutti situati in montagna – perché il numero dei parti annui, essendo al di sotto dei 500 previsti “da tabella”, ne richiedevano appunto la chiusura, così come in effetti è avvenuto.
Ieri a Roma, al ministero della Salute, c’erano (quasi) tutti: il sottosegretario Bartolazzi, la vicepresidente della Camera Maria Edera Spadoni, la deputata Stefania Ascari e la consigliera 5 stelle della Regione Emilia Romagna Raffaella Sensoli, il sindaco Pd di Castelnovo Monti Enrico Bini, il comitato castelnovese “Salviamo le Cicogne di montagna”, il comitato “Salviamo l’ospedale di Pavullo” (in rappresentanza anche del comitato Dinamo (Diritto di nascere in montagna) di Castelnovo Monti, il comitato Pro ospedale Santa Maria delle Valli del Taro e del Ceno, il comitato Mamme della tenda di Borgo Val di Taro.
«Sia i rappresentanti del ministero che i membri del Cpnn (Comitato percorso nascite nazionale) hanno detto che la strada maestra sarebbe la richiesta di nuovo parere da parte della Regione», commentano le Cicogne, ed è ciò che da Roma si propone da mesi, anche se il punto nascite di Castelnovo Monti, essendo accorpato al Santa Maria Nuova, potrebbe già ora essere riaperto tramite la turnazione delle équipe mediche.
I NUMERI
Il sindaco Bini ha ribadito il concetto della revisione del parametro dei 500 parti annui, defiunendo positivo che tra i diversi interlocutori (ministero, Regione, enti locali, comitati) sia ormai condivisa la richiesta di slegare i servizi fondamentali per territori periferici e disagiati da parametri numerici che li vedano sempre svavoriti e perdenti».
Per i pentastellati Maria Edera Spadoni, Stefania Ascari e Raffaella Sensoli è «una battaglia di civiltà. Saremo sempre a fianco delle mamme della montagna, per questo noi portavoce del Movimento 5 Stelle abbiamo fortemente voluto essere presenti all’incontro di questa mattina (ieri per chi legge, ndr) con i vari comitati punti nascite».
PARERE CONSULTIVO
«Su mia richiesta – afferma Spadoni – il Comitato punti nascita nazionale ha confermato che il proprio parere è consultivo e non vincolante. Questo avalla la nostra posizione sul fatto che la competenza sulla riapertura è regionale. Ribadiamo inoltre che la richiesta di deroga presentata dalla Regione era incompleta». «Il sottosegretario alla Salute Bartolazzi (M5S) ha dichiarato che è fondamentale valutare la situazione di ogni singolo punto nascita con dati certi, asserendo che non si può generalizzare, e vanno analizzati diversamente caso per caso. Da qui la disponibilità ad analizzare le singole richieste», spiegano Ascari e Spadoni.
«Come ha affermato la ninistra , in considerazione del progressivo calo degli indici demografici del Paese, della carenza di alcune figure professionali sanitarie e per l’evidenza di situazioni territoriali caratterizzate da particolare disagio orogeografico, è necessario valutare insieme alle Regioni l’attualità dell’Accordo Stato-Regioni del 2010, recepito poi dal Dm 70/2015, e utilizzare il “Patto della Salute” per aggiornare i criteri». —
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