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L’Intervista 

«Errori in centro, è anche colpa del silenzio degli architetti»

Luciano Salsi
«Errori in centro, è anche colpa del silenzio degli architetti»

Enrico Manicardi, ultimo vicepresidente dell’Ordine, non si sottrae all’autocritica «In futuro dovrà cambiare radicalmente l'indirizzo degli interventi nell’esagono» 

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Reggio emilia. Un’altra voce autorevole si leva per criticare in termini di “mea culpa” il silenzio dei progettisti di fronte agli scempi compiuti recentemente nel centro storico. È quella di Enrico Manicardi, ex-vicepresidente dell'amministrazione provinciale e ultimo vicepresidente dell'Ordine degli architetti prima del suo commissariamento, avvenuto due mesi fa a causa di una profonda spaccatura interna. Era citata la sua intervista del 25 novembre nella lettera pubblicata martedì dalla Gazzetta di Reggio, nella quale il collega Corrado Biggi mostra di condividere le più aspre prese di posizione contro gli interventi in corso nelle piazze Roversi e Gioberti e contro quelli già operati in piazza della Vittoria, a porta Santo Stefano e sul palazzo delle Poste demolito.

Corrado Biggi dice che lei attribuisce a un eccesso di silenzio l’implosione dell'Ordine, colpevole di essersi imposto un'autocensura anche rispetto ai progetti delle piazze calati dall'alto a giochi fatti. È questo il suo pensiero?

«Nella sostanza sì. Il silenzio dell'Ordine degli architetti viene dalla sua origine corporativa a tutela della professionalità. Oggi la sua funzione è limitata alla tenuta dell'albo, alle questioni disciplinari e alla formazione continua. Ma l'Ordine ha dato vita alla Fondazione degli architetti, che ha il compito di promuovere il dialogo, il dibattito e la cultura. Si doveva intervenire molto presto, visti gli esiti infelici degli interventi degli ultimi anni».

Questo silenzio ha quindi danneggiato la vostra categoria?

«Sì, perchè i cittadini esprimono giudizi molto critici verso questi lavori. La loro attuazione è dipesa da scelte politiche compiute dal Comune senza confrontarsi in un dialogo continuo con la cittadinanza. I cittadini che li contestano, però, si trovano di fronte i professionisti autori dei progetti e se la prendono con loro, che non hanno la stessa forza di reagire propria della politica».

Quindi la principale responsabilità è da attribuire al sindaco?

«Penso che Luca Vecchi abbia capito che questo modo di operare provoca autentiche bombe politiche e culturali. Spero che, se sarà rieletto, cambi radicalmente l'indirizzo degli interventi nel centro storico».

Gli architetti Corrado Biggi e Maria Cristina Costa, però, osservano che gli errori commessi lasciano segni fortissimi, poi difficilmente cancellabili.

«Delle correzioni potranno in realtà essere fatte. In piazza della Vittoria non si sarebbe mai dovuto fare il parcheggio, ora ineliminabile, ma vi si possono e vi si potranno inserire in futuro elementi di arredo urbano e di verde. Anche in piazza Roversi è possibile rimediare».

Esiste secondo lei una stortura di fondo che spiega i guasti architettonici e urbanistici?

«Nel dopoguerra la città è esplosa fino all'enorme disastro compiuto con l'allargamento a dismisura della periferia. Il centro storico, rimasto immutato fino alla Liberazione, è stato poi massacrato, ad esempio, con la demolizione dello chalet Diana e delle gabelle dell'architetto Grimaldi. Su una delle due di porta San Pietro è stato costruito il grattacielo. Era preferibile il progetto di farne due lungo la via Emilia fuori dal centro. Il nuovo isolato San Rocco, progettato da Luigi Vietti, è una delle più belle opere degli anni Cinquanta, ma non la si doveva realizzare distruggendo i portici della Trinità».

Oggi non si avverte un cambiamento della sensibilità?

«Prendiamo atto che oggi si ritorna ad apprezzare l’antico, mentre il moderno viene puntualmente rigettato. Ogni progetto nuovo è rifiutato dall'opinione pubblica. Occorre la massima conservazione del centro storico, dove rimangono da valorizzare due giganti muti, gli ex-San Tomaso e Opg. Gli interventi si devono concentrare da un lato sulla rigenerazione urbana e dall’altro sul recupero delle periferie caratterizzate da degrado urbanistico e sociale, con tanti immobili che non valgono più niente. È molto valido il progetto di riqualificazione delle ex-Reggiane, gioiello dell'archeologia industriale rigenerata. Anche nel centro si sta facendo un intervento valido in piazza Vallisneri». —

Luciano Salsi

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