«Il lascito di don Pasquino? La democrazia e la pace»
Lo ha detto Matteo Sassi ieri al poligono di tiro dove è stato ricordato l’eccidio del sacerdote e di altri otto martiri antifascisti
REGGIO EMILIA. «C'è un tema che ricorre in ogni occasione come questa, quello su come attualizzare oggi quel sacrifico di don Pasquino Borghi, Ferruccio Battini, Romeo Benassi, Umberto Dodi, Dario Gaiti, Destino Giovannetti, Enrico Menozzi, Contardo Trentini ed Enrico Zambonini, a distanza di 75 anni. Qual è il compito delle istituzioni repubblicane e democratiche, che sono giunte a noi grazie al sacrificio dei tanti martiri, tra cui gli stessi che oggi ricordiamo? Il lascito di quel sacrifico fu la democrazia, che ha prodotto innanzitutto 70 anni di pace, e questo dovremmo ricordarcelo più spesso: le nuove generazioni non hanno memoria di cosa siano stati i tempi di guerra, perché abbiamo la fortuna di vivere in un tempo di pace, ma non dobbiamo dimenticare che quella fortuna l’abbiamo avuta grazie al sacrificio di tanti».
Lo ha detto il vicesindaco di Reggio Emilia, Matteo Sassi, intervenuto ieri al Poligono dove si è svolto il primo degli incontri di commemorazione dei martiri antifascisti dell’eccidio del 30 gennaio 1944. «Noi abbiamo sempre detto in ogni contesto che la pietà vale per tutti i morti, e ci mancherebbe, ma c'è una distinzione di fondo – ha sottolineato il vicesindaco Sassi – quando parliamo dei fatti, tra chi stava dalla parte giusta e chi dalla parte sbagliata, tra chi stava dalla parte della giustizia e chi della dittatura, dell'alleanza con il nazismo... Per questo ci dobbiamo ricordare che non si può mettere sullo stesso piano chi stava dalla parte giusta con chi stava da quella sbagliata». E venendo all’attualità: «Oggi non abbiamo le leggi razziali – ha concluso il vicesindaco Sassi - in qualche cassetto della Camera o del Senato, però c’è qualcosa più subdolo, per cui non hai bisogno di una legge razziale per strappare a una classe quel minore e dirgli che lui non è in fondo un cittadino come altri. Come fece allora don Pasquino, bisognerà essere resistenti all'ingiustizia, non possiamo rimanere indifferenti». Alle 17, nella sagrestia di San Pellegrino, è stato esposto il cappotto indossato da don Pasquino Borghi al momento della fucilazione e, a seguire, don Giuseppe Dossetti celebrerà una messa in suffragio dei Caduti. —
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