Lisozima, la “grana”del Parmigiano Reggiano
Antonella Incerti al ministro della Salute: «Dal 19 dicembre aspetto una risposta per tutelare consumatori e produttori»
La battaglia dell’etichetta ha riacceso sottotraccia la rivalità con i cugini del Grana Padano, riesplosa dopo che nel maggio scorso il ministero della Salute ha inoltrato agli assessorati regionali alla Sanità, al ministero delle Politiche agricole guidato da Gian Marco Centinaio e al ministero per lo Sviluppo Economico, la comunicazione su una nuova classificazione del lisozima, enzima che si ottiene dall’albume d’uovo di gallina presente nel Grana con un quantitativo massimo di 25 grammi per mille litri di latte. In pratica, nella produzione del Grana Padano Dop, il lisozima non dovrà più essere considerato conservante. E nelle confezioni di Grana, così come nelle brochure , sarà sufficiente scrivere la dicitura “lisozima da uovo”, segnalando esclusivamente un potenziale allergene estratto dalle uova. Un dettaglio apparentemente di poco conto. Ma che ha scatenato accese reazioni soprattutto politiche, tornando a mettere di fronte due prodotti che, nel rispetto delle rispettive specificità, viaggiano spesso su binari paralleli. Ma che spesso incrociano i loro cammini finendo per scontrarsi in termini di interessi e fette di mercato. Forme, pari al 40,5% del totale marchiato. A questo proposito, l’onorevole Antonella Incerti ha presentato un’interrogazione a risposta scritta in commissione al ministro della Salute, Giulia Grillo.
ANTONELLA INCERTI*
In merito alle recenti prese di posizione del Consorzio del Parmigiano Reggiano riguardanti il cambio di denominazione del lisozima sulle confezioni di Grana Padano, ho presentato il 19 dicembre scorso un’interrogazione a risposta scritta in commissione al ministero della Salute.
Un’interrogazione che attende ancora una risposta, soprattutto in merito alla richiesta formulata su quanto il ministero stia facendo per “garantire la sicurezza alimentare e trasparenza nell’etichettatura nei confronti dei consumatori”.
Il lisozima è infatti diventato “coadiuvante tecnologico” e non “conservante” nella denominazione sull’etichetta. Attesa che ritengo segnale di scarsa attenzione al tema.
La mia interrogazione attende ancora risposta e il tema è di primario interesse per i consumatori, oltre che per i produttori di un’eccellenza reggiana come il Parmigiano Reggiano. Quindi sarebbe ora di prendere una posizione chiara.
La tutela delle produzioni agroalimentari del territorio è una delle principali mission della mia attività parlamentare in questa legislatura ed è soprattutto in questo senso che interpreto la mia presenza in Commissione Agricoltura. Seguo pertanto molto da vicino le questioni che riguardano il Parmigiano Reggiano e il rapporto con i “cugini” del Grana Padano.
Ritengo in questo senso che la produzione tipica del territorio reggiano vada preservata nella sua specificità, che è garanzia di qualità del prodotto e di un’alimentazione sana, e che vada marcata la sua differenza ove questa sia scientificamente riconosciuta.
Sono consapevole che su questa vicenda ci sono stati e ci saranno pronunciamenti scientifici significativi, ma ritengo importante comprendere e sostenere la richiesta di chiarezza voluta dal Consorzio Parmigiano Reggiano. Un’operazione trasparenza a cui è ora di dare risposta.
*deputata Pd e membro
commissione Agricoltura
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