Gazzetta di Reggio

Reggio

l’aggressione alla Pulce 

Picchiò il capo delle guardie condannato l’integralista

Enrico Lorenzo Tidona
Picchiò il capo delle guardie condannato l’integralista

Tentò di strangolare il comandante: 6 anni al 35enne a rischio radicalizzazione L’accusa di tentato omicidio è stata derubricata in lesioni gravissime

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REGGIO EMILIA. Non è stato un tentato omicidio ma le lesioni restano comunque gravissime. Tali da portare a una condanna a 6 anni e 8 mesi nei confronti di Mohamed Ouahrane, il 35enne marocchino ritenuto a rischio di radicalizzazione islamica che per poco non strangolò l’ex comandante delle guardie nel carcere della Pulce, durante un’aggressione avvenuta l’8 giugno 2018.

Una vicenda presa ad esempio solo pochi giorni fa durante l’apertura dell’anno giudiziario a Bologna, per descrivere la situazione critica del carcere di Reggio.

L’allora comandante della polizia penitenziaria di Reggio Emilia, Mauro Pellegrino, ora a Modena, è stato sentito ieri in tribunale dal collegio dei giudici formato da Simone Medioli Devoto e a latere Stefano Catellani e Sarah Iusto. Il comandante ha descritto le fasi dell’aggressione così come il comportamento dell’imputato una volta preso in carico dal carcere reggiano, definito come solitario, dedito alla preghiera - aveva subito chiesto il Corano - e determinato ad allenarsi. Praticava la boxe in cella, senza frequentare gli altri detenuti.

Oltre a Pellegrino sono stati sentiti altri sei agenti della penitenziaria di Reggio, che hanno confermato la sequenza dei fatti. Quel giorno il comandante Pellegrino entrò accompagnato nella cella del detenuto, situata nella sezione Antares, per un colloquio amichevole con lui e per annunciargli che gli avrebbero consegnato una nuova televisione, come da lui richiesto. Ma il 35enne – trasferito da poco a Reggio dopo un periodo di detenzione a Piacenza, dove già aveva assalito un agente – a sorpresa si scagliò contro il commissario capo, lo fece cadere, gli salì sopra e strinse le mani al collo, in un tentativo di strangolamento. Tentativo non riuscito solo grazie al fatto che accorsero in aiuto del loro comandante tre agenti, che a fatica riuscirono a bloccare il detenuto. Pellegrino finì al pronto soccorso e rimediò una prognosi di quindici giorni per contusioni e una lesione al sopracciglio; feriti anche un sovrintendente, un agente scelto e un assistente capo.

Il reato di tentato omicidio contestato dalla procura è stato però derubricato a lesioni gravissime. Oltre a questo erano contestati anche i reati di resistenza a pubblico ufficiale e danneggiamento. Da qui l’imputazione principale resta quella per le lesioni gravi, sulle quali il gip Giovanni Ghini non aveva disposto misura cautelare. Il pm Maria Rita Pantani poi aveva già ottenuto l’ammissione e l’acquisizione a giudizio di due differenti relazioni sulla personalità del detenuto, con allegati documentali, stese da commissari delle carceri di Catanzaro e Vibo Valentia, quest’ultimo attuale luogo di detenzione dell’imputato in forza della misura cautelare seguita all’aggressione ma ormai in scadenza. Oltre al comandante le parti offese sono quindi tre agenti e altre due guardie. L’imputato, su richiesta della procura, è stato definito delinquente abituale. Per il difensore d’ufficio, l’avvocato Lorenzo Isoppo, si tratta «di una sentenza ridotta rispetto alla richiesta di 9 anni e 6 mesi presentata dalla procura. È stata poi chiesta la misura cautelare ma mi sono opposto e non è stata concessa». Qualora non avesse altri giudizi pendenti, quindi, a scadenza dell’attuale misura l’imputato potrebbe tornare libero. —

Enrico Lorenzo Tidona

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