«Vigili del fuoco con mezzi vecchi di quasi 30 anni»
L’allarme lanciato dalla Cgil che chiede un immediato rinnovo dei veicoli vecchissimi e inefficienti in dotazione ai pompieri
REGGIO EMILIA. Il più nuovo (se così si può dire) ha 11 anni, il più datato ben 28 anni: immatricolazioni che risalgono al 1991, per una media di 17 anni di anzianità. Sono i mezzi in dotazione ai vigili del fuoco reggiani, alle prese pure con continue riparazioni e con scarsi fondi.
Il sindacato Fp-Cgil lancia l’allarme sull’anzianità dei veicoli dei pompieri e annuncia che, a breve, una delegazione incontrerà il prefetto ed invierà una lettera a tutti i parlamentari reggiani per segnalare la necessità di stanziare risorse. «L’attuale parco macchine di soccorso dei vigili del fuoco di Reggio Emilia è in una situazione preoccupante, anzi tragica – spiegano Luca Incerti e Yuri Magnani, delegati della Fp-Cgil – l’automezzo polivalente inviato in prima battuta su quasi tutte le richieste di soccorso è l’Aps (auto pompa serbatoio): attualmente il comando è dotato di 11 veicoli di questi tipo, di cui due di piccole dimensioni e pressoché fuori servizio. Il fabbisogno minimo è di nove mezzi, poiché la centrale di via della Canalina necessiterebbe di almeno due Aps grandi e una piccola (necessaria per i centri storici)».
L’autopompa, per intenderci, è stata fondamentale nel maxi incendio di via Turri 33 del dicembre scorso, nel quale furono portate in salvo 38 residenti. «Sovente il territorio reggiano è rimasto con una sola autoscala, acquistata dal distaccamento di Luzzara con fondi provenienti dalla protezione civile, e con uno snorkel (mezzo con bracci snodati poco adatto nei soccorsi alla persona), in servizio in sede centrale, donato in comodato d’uso dall’associazione “Vigili del fuoco in congedo”».
Le riparazioni sono un altro punto dolente, secondo il sindacato: «Dobbiamo segnalare difficoltà economiche sui capitolati per le riparazioni urgenti o sul cambio dei pneumatici: sui capitolati vengono accreditati fondi insufficienti». Mezzi che si sono rotti durante il tragitto e i mezzi «più nuovi, valutati come più delicati perché a livello costruttivo hanno maggiori parti elettroniche, rivelatisi sul campo non troppo adatta alle condizioni di impiego ed usura dei mezzi». —
AM.P.
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