Gazzetta di Reggio

Reggio

IL FABBISOGNO DELLA VAL D’ENZA 

Al posto della diga piccoli invasi e una rete idrica più efficiente

Mauro Grasselli
Al posto della diga piccoli invasi e una rete idrica più efficiente

Entro il dicembre prossimo saranno individuate le soluzioni. Prevista una traversa Servono 70 milioni di metri cubi. I tre bacini esistenti (inutilizzati) ne valgono 6,5

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Si torna a parlare di fabbisogni idrici in Val d’Enza. Non la vecchia, ciclopica diga degli anni Ottanta – quella che alcuni “giapponesi” sparsi sulle colline tra il Reggiano e il Parmense continuano a sognare, come se la montagna di denaro necessaria non fosse un problema; come se le criticità orografiche, il rischio sismico e anni di studi e valutazioni non esistessero perché «tanto oggi la tecnologia...» – ma una serie di soluzioni difersificate e anche diffuse sul territorio. Soluzioni finalizzate a ricavare 70 milioni di metri cubi l’anno per le esigenze agricole, civili e industriali del bacino dell’Enza: 890 chilometri quadrati, di cui il 65% in collina e montagna e il 35% in pianura, in cui vivono 147mila abitanti suddivisi in 28 Comuni reggiani e parmensi.

TRE DIGHE DA 6.5 MILIONI

Soluzioni diversificate, si diceva, perche riguarderanno una serie di interventi quali la costruzione di un invaso grande oppure due più piccoli; l’utilizzo di casse d’espansione; il risparmio idrico derivante dall’ammodernamento della rete idrica, che come è noto perde una grande percentuale di acqua; la costruzione di una traversa da due milioni di metri cubi, già presa in considerazione dalla Regione; l’utilizzo delle tre piccole dighe esistenti e “dormienti”: quelle che per un altro anno sono affidate in gestione all’Enel, ma che non le utilizza perché incrostate (e la pulizia costerebbe cifre molto rilenvanti). Da sole, queste tre dighette – Paduli, Verde e Ballano – valgono 6,5 milioni di metri cubi d’acqua. Di tutto ciò si è parlato ieri nell’incontro organizzato a Vetto da Autorità di bacino del Po, Regione e Comune. Incontro nel quale è stato presentato il cronoprogramma ufficiale delle attività che dovranno essere svolte dall’Autorità di Bacino.

ANALISI E BILANCIO

«Lo staff tecnico dell’Autorità di Distretto eseguirà immediatamente l’analisi dell’effettiva disponibilità di risorsa, il preciso bilancio idrico, la valutazione di tutti gli scenari, le proposte progettuali, la valutazione dell’impatto e la compatibilità delle azioni con la pianificazione delle soluzioni e quello che mi preme rimarcare è che faremo il tutto nei tempi più rapidi possibili e proprio per questo che presento una tabella di marcia precisa e dettagliata».

Con queste parole Meuccio Berselli, segretario generale del neonato Distretto del Po – che ora per competenza di pianificazione idrica va dalle Alpi alle Marche – ha presentato a istituzioni, enti, portatori di interesse e cittadinanza la tabella di marcia delle diverse fasi di lavoro che caratterizzeranno, entro dicembre 2019, lo studio finalizzato all’individuazione delle strategie per una migliore pianificazione idraulica-irrigua del territorio che si estende nelle province di Reggio e Parma.

LE AZIONI

Le azioni che saranno individuate saranno volte a contemperare la naturale disponibilità di risorsa idrica, a salvaguardare l’economia a vocazione agroalimentare dell’area e il raggiungimento degli obiettivi ambientali prefissati.

Le conclusioni dell’incontro sono state tratte da Paola Gazzolo, assessore regionale alla Sicurezza territoriale, difesa del suolo e protezione Civile: «La Regione è impegnata a individuare tutte le soluzioni possibili da mettere in campo per rispondere alla scarsità idrica della Val d’Enza e per soddisfare nel modo più efficace le necessità locali, nel rispetto di quanto previsto dalle conclusioni del Tavolo tecnico siglate lo scorso 5 giugno, che valutano il fabbisogno in modo orientativo tra i 40 e i 70 milioni di metri cubi di risorsa idrica. Lo studio di fattibilità finanziato dalla Regione e affidato all’Autorità di bacino del Po va in questa direzione: si fonda su un approccio integrato, che considera gli aspetti di natura tecnica, ambientale ed economica, e che fa tesoro delle risultanze del tavolo tecnico attivato dopo la grande siccità del 2017. Si tratta di un’occasione importante per assumere decisioni condivise, nel massimo del rigore scientifico e della trasparenza che vogliamo garantire attraverso gli incontri periodici con i portatori di interesse e tutta la popolazione che prendono il via da Vetto e continueranno nei prossimi mesi».

PROGRAMMA DI LAVORO

Il programma di lavoro prevede – dopo l’avvio delle attività nel mese appena concluso – per i mesi da febbraio ad aprile l’analisi della disponibilità di risorsa idrica, il bilancio idrico e la valutazione di scenari e proposte progettuali. Tra il 20 e il 30 aprile, l’incontro pubblico di presentazione delle attività svolte e di rappresentazione di una carta delle opportunità e criticità. In maggio-luglio, la valutazione di impatto e/o compatibilità con la pianificazione delle proposte e anche l’analisi economica. Tra l’1 e il 10 settembre, incontri pubblici e del tavolo Enza per condivisioni e osservazioni agli esiti delle attività precedenti. In settembre-novembre l’elaborazione del documento finale e di sintesi. Alla fine di quest’anno, tra l’1 e il 10 dicembre, la presentazione al pubblico.—



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