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Dopo il rogo, appello dal rifugio «Aiutateci portando la legna»

Adriano Arati
Dopo il rogo, appello dal rifugio «Aiutateci portando la legna»

Le fiamme hanno mandato in fumo le scorte per l’inverno al San Leonardo  Il gestore: «Si arriva solo a piedi, chi vuole caricare qualche tronco è ben accetto»

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VILLA MINOZZO. Una scorta di legna da rifare insieme. Continua la chiamata alla raccolta di tronchi, rami e legni assortiti per sostenere il rifugio San Leonardo al Dolo, uno dei principali punti di riferimento per escursionisti nella zona di Civago, nell’alta valle del Dolo.

Lo scorso fine settimana la legnaia a fianco del rifugio è stata distrutta da un incendio dalle cause ancora da decifrare e, ora, la struttura si trova senza fonti di calore nel periodo più freddo dell’anno. Oltre che in una delle fasi di picco: la neve di queste giornate rende l’area del San Leonardo una destinazione gradita a tanti escursionisti appassionati di uscite invernali. Le prenotazioni arrivano già a fine marzo, soprattutto per i fine settimana.

LE FIAMME

Il rogo è partito nel piccolo ricovero dove i gestori avevano portato la legna in precedenza; il gruppo di ragazzi presente in quel momento nell’edificio – spesso affidato in gestione completa nei fine settimana – sostiene di non avere responsabilità, sottolineando il continuo transito di persone durante il weekend. Imprudenza, incidente o altro, il danno rimane. Il San Leonardo non ha quasi più alimentazione per le stufe, necessarie sia per la cucina, sia per il riscaldamento. Anche le persone più allenate e con sacchi a pelo tecnici possono aver problemi a dormire a oltre 1.200 metri di altitudine, nel gelo del crinale appenninico dei giorni della merla.

Per rendere utilizzabile l’edificio, la legna è fondamentale, ma in questo momento dell’anno è impossibile provvedere a rifornimenti con mezzi meccanici in grado di trasportare quantitativi corposi.

Il motivo? La neve da un lato, il fango e i primi ghiacci sciolti dall’altro rendono il tragitto una miscela di ghiaccio e fango assolutamente non affrontabile con i veicoli, neppure con dei trattori o dei quad. Il rischio di perdere il controllo o di rimanere bloccati sarebbe troppo elevato, così come quello di incidenti pericolosi.

L’unica soluzione rimangono i muscoli e gli scarponi degli escursionisti. I gestori stanno cercando di provvedere in autonomia, ma chiaramente ogni aiuto è ben accetto. Il titolare Alessandro Malvolti aveva già lanciato un appello, ora confermato. «Chiunque voglia darci una mano è il benvenuto. Al rifugio si arriva solo a piedi. Chi nel bosco voglia caricarsi qualche pezzo di legna, qualche tronco, qualche ramo ci fa un grande piacere. Tutto quello che arriverà lo prenderemo, così avremo un poco di scorta. Per ora ci stiamo arrangiando con la legna rimasta dopo l’incendio».

«Non possiamo pretendere che qualcuno faccia dei veri carichi, ma anche solo portare dei pezzi dal bosco può esserci molto utile. Ogni modo per aumentare la scorta è utile. Ringrazio chi ci vorrà dare una mano», conclude Malvolti. —

Adriano Arati

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