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IL SACERDOTE 

«Era una baraccopoli che faceva comodo»

Am.P.
«Era una baraccopoli che faceva comodo»

Don Emanuele Benatti: «Gli ospiti non pagavano nulla e riuscivano a mandare qualche soldo al Paese d’origine»

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REGGIO EMILIA. «Ho ospitato per la notte i quattro senzatetto in una stanza della parrocchia: una sistemazione temporanea, per non lasciarli al freddo. Nel frattempo abbiamo avvisato la Caritas».

Don Emanuele Benatti, collaboratore di don Roberto Bertoldi (responsabile dell’unità pastorale della Beata Vergine della Neve, con canonica a Marmirolo) la scorsa notte è stato allertato dalla telefonata ricevuta dalla coppia di rom che risiedono nella roulotte, a un metro dall’edificio sacro dove si trova alla sua abitazione.

«Anche i rom hanno contribuito a dare l’allarme, dicendomi: “Qui brucia tutto”. Ero al primo piano, dall’altra parte dello stabile, stavo ancora cenando perché sono rientrato tardi: sono subito uscito, giusto in tempo per assistere allo scoppio principale e per assicurarmi che non ci fossero altre persone all’interno delle baracche, a parte i quattro già fuori. Le fiamme erano impressionanti, si vedevano dalla via Emilia; sono accorsi anche i vicini ad appurare cosa stava accadendo».

“SONO AUTONOMI”

Don Emanuele precisa di non sapere esattamente quanti uomini (non ci sono donne né bambini) dormano in via Asseverati, a fianco della chiesa di San Giacomo. «C’è un certo turn over, chi trova un appartamento o un altro alloggio man mano se ne va – spiega il sacerdote – Queste persone non sono a carico della parrocchia: quando loro fanno richiesta di residenza, la parrocchia accetta di fornire il proprio indirizzo, in modo che siano reperibili per ricevere documenti o altro. Per il resto sono autonomi: hanno le loro utenze di corrente elettrica e acqua, un bagno esterno in comune per lavarsi. Sono brave persone, che lavorano in modo saltuario nelle aziende agricole della zona; a loro fa comodo stare qui perché non pagano nulla e possono inviare il poco denaro che hanno, mantenendo le famiglie nel Paese d’origine. I rapporti con la comunità sono buoni, si tratta di una presenza che non crea problemi», anche se la baraccopoli nel tempo è cresciuta e nel passato si sono registrati numeri troppo alti.

SITUAZIONE EREDITATA

La mini-campina di via Asseverati – la lunga strada che dalla via Emilia all’altezza Progeo si inoltra fino al Castellazzo – è un insediamento di lunga data, da non confondere con il campo sinti di via Castelvetro, a un chilometro e mezzo di distanza. «Quando sono rientrato dal Madagascar, nel 2001, e mi sono insediato a Masone le strutture precarie c’erano già, volute in origine dal parroco Ettore Maseroli, che nel 1991 aveva concesso l’area per accogliere i bisognosi. All’epoca le casupole, sempre di una decina di marocchini, erano dietro alla chiesa: dopo l’incendio del febbraio del 2003, che provocò danni anche alla cappella di Santa Lucia (vetri scoppiati e muri anneriti), si è deciso di spostarli a qualche metro di distanza». —

Am.P.

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