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Fiamme ed esplosioni nella campina Quattro ospiti si salvano per miracolo

Ambra Prati
Fiamme ed esplosioni nella campina Quattro ospiti si salvano per miracolo

Devastate da un rogo roulotte e baracche accanto alla chiesa. Un residente: «Per fortuna ero sveglio, strage sfiorata»

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«È andata bene che eravamo in pochi e che ci siamo accorti del rogo subito, sennò ci sarebbe scappato il morto. Bastavano dieci minuti e sarebbe stato troppo tardi: avevamo già le fiamme alla porta». Abdel, 24 anni, accanto al padre 55enne, è uno dei quattro scampati al maxi incendio che ha coinvolto la mini campina in via Asseverati a Masone: una sfilza di baracche e roulotte a fianco della chiesa di San Giacomo, dove vivono da più di un decennio, in miseria e in precarie condizioni igieniche, una quindicina di stranieri, tutti uomini di nazionalità marocchina ospiti della parrocchia.

LE FIAMME

L’incendio è divampato verso le 22.40. Secondo i carabinieri della stazione di via Adua e i vigili del fuoco, pare che l’origine sia stata accidentale, un probabile cortocircuito elettrico partito, secondo le prime testimonianze in fase di verifica, da una roulotte alquanto datata e in quel momento vuota. Le fiamme si sono sviluppate con rapidità, propagandosi alla fila di casupole addossate una all’altra e distruggendo quasi per intero gli alloggi di fortuna: su quindici tra roulotte e baracche si è salvata solo una roulotte, rimasta illesa, sul lato verso il cimitero di Masone. Per fortuna erano presenti solo quattro uomini, che si sono accorti per tempo del pericolo e sono usciti, mettendosi in salvo. Solo danni a cose e nessun ferito né intossicato, dunque, nel rogo ad alto rischio a causa della presenza di numerose bombole di gpl usate per cucinare; ne sono deflagrate almeno sei.

Lo spiegamento di vigili del fuoco, accorsi sul posto con quattro mezzi (due autobotti e due autopompe) per un totale di quattordici uomini, non ha potuto far altro che circoscrivere le fiamme altissime che hanno squarciato il buio. Solo verso le 4, dopo ore di intenso lavoro, i pompieri hanno messo sotto controllo l’area dichiarando terminato l’intervento.

«SOLO IO ERO SVEGLIO»

Abdel – originario della provincia di Casablanca – era l’unico sveglio a quell’ora. «Stavo chattando al cellulare, mentre mio padre era già a letto, così come quelli nelle altre baracche. Mio padre lavora per qualche ora al giorno nelle stalle di aziende agricole del circondario».

A lanciare l’allarme, sia agli altri connazionali sia al 115, è stato proprio Abdel. «Non so cosa sia successo. So che alle 22.40 ho sentito un boato, seguito da un crepitìo: era la prima bombola che scoppiava, lo abbiamo compreso dopo. Ho svegliato mio padre, ho aperto la porta già circondata dalle fiamme e siamo usciti: senza niente, se non i vestiti che abbiamo addosso. Non abbiamo salvato nient’altro». Subito figlio e padre hanno bussato alle porte dei vicini avvertendoli di fuggire. «È andata bene che in questo periodo siamo in pochi: di solito qui ci sono una quindicina di persone, ma molti o sono in ferie in Marocco o hanno trovato altre sistemazioni meno fredde. In quattro abbiamo fatto presto a uscire e per fortuna non si è fatto male nessuno», ha aggiunto il padre.

Si fatica a immaginare come sia possibile vivere in simili situazioni di emergenza. «Abbiamo la luce, il riscaldamento con stufe elettriche, le bombole per cucinare, la tv: c’è tutto, ci siamo abituati», prosegue Abdel, rimasto per ore a -4 gradi ad assistere alle manovre di spegnimento. «L’incendio era impressionante: a un certo punto c’è stata una esplosione, forse una bombola piena».

Finché il parroco, avvisato dell’accaduto, ha messo a disposizione un locale e giacigli per gli sfollati. «Abbiamo dormito sulle brandine: per modo di dire, perché chi riesce a dormire, dopo una nottata del genere?».

La preoccupazione, ora, è dove trovare un tetto in breve tempo. «Non sappiamo come andrà a finire. Sarebbe bello se la Caritas o il Comune ci aiutassero: lavoriamo e siamo in grado di pagare un affitto, non alto, è ovvio, ma una casa popolare per noi sarebbe un sogno». —



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