Grandi catene chiuse una domenica su due
reggio emilia. Premesso che siamo ancora ai nastri di partenza, che il testo deve ancora essere votato e quindi passibile di ogni tipo di modifiche e che entrerà in vigore, Dio piacendo, nel 2020, che cosa prevede attualmente il disegno di legge del Governo gialloverde sulla chiusura delle attività commerciali nei giorni festivi?
Stando a quanto comunica lo stesso M5s di Reggio, che ha fatto di questa questione una delle sue battaglie principali – e una delle poche sulle quali per ora non ha fatto marcia indietro – in sintesi la proposta di legge prevede la chiusura nelle 12 festività nazionali (laiche e religiose) con massimo quattro derogabili a scelta delle Regioni.
Per quanto riguarda i centri commerciali, invece, sempre con calendario deciso dalle Regioni, saranno 26 le aperture massime domenicali, quindi solo due domeniche su quattro ogni mese. «Per i centri storici – spiegano i parlamentari reggiani del M5s Maria Edera Spadoni, Davide Zanichelli e Maria Laura Mantovani – quindi anche quello di Reggio Emilia e tutti i centri storici dei nostri Comuni definiti dai piani regolatori come Scandiano, Correggio, Castelnovo Monti e Guastalla, ci sarà la deroga e lo stesso varrà per i piccoli negozi di vicinato e le zone turistiche».
Chiunque violerà le disposizioni sarà punito con sanzioni amministrative da 10mila a 60mila euro e, in caso di recidività, la sanzione verrà raddoppiata. Sarà prevista anche la sospensione per non più di cinque giorni in caso di particolare gravità e nel caso la violazione venga ripetuta nello stesso anno. I proventi delle sanzioni sono destinati al contrasto dell’abusivismo commerciale e ad azioni di promozione del decoro urbano.
«Un disegno di legge del genere è di fondamentale importanza in una città come la nostra – spiegano i consiglieri comunali pentastellati Alessandra Guatteri, Paola Soragni, Cristian Panarari, Norberto Vaccari, Gianni Bertucci e Silvia Incerti – dove i piccoli negozi al dettaglio e di vicinato hanno risentito moltissimo della presenza dei numerosi centri commerciali che sono stati aperti negli ultimi vent’anni con il benestare delle diverse amministrazioni comunali Pd». —
L.G.
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