Legge M5s sulle chiusure durante i festivi, dubbi sulle esenzioni per le città turistiche
Il testo ancora da approvare trova aperture e critiche nelle associazioni dei commercianti: «Rischio concorrenza sleale»
REGGIO EMILIA. Luci e ombre, odi et amo. La proposta di legge sulle chiusure domenicali e festive degli esercizi commerciali, cavallo di battaglia del Movimento 5 stelle, provoca un misto di soddisfazione e perplessità in chi, di commercio, si occupa da una vita.
Le associazioni reggiane – con una cauta prudenza dovuta al fatto che il testo deve ancora essere votato e approvato in Parlamento – da un lato plaudono a una futura regolamentazione di questo aspetto. Dall’altro, invece, ne criticano un aspetto su tutti: le deroghe che pare verranno concesse ai comuni turistici. Che, in Italia, sono una moltitudine, frammentati sul territorio e che per questo rischiano di creare paradossali situazioni di concorrenze sleali: in un territorio i negozi potrebbero restare aperti di più mentre, passato il confine cento metri più in là, le serrande dovrebbero restare abbassate.
Una cauta apertura, con qualche dubbio, viene espressa ad esempio da Dario Domenichini, presidente di Confesercenti Reggio Emilia: «Nel corso del tempo ne sono venute fuori molte di bozze su questo argomento, cambiano spesso ed è difficile dare un giudizio. Come associazione abbiamo sempre detto che è fondamentale tenere aperti i negozi, ma se è necessario. Mi sembra importante iniziare a regolamentare la questione, siamo andati un po’ oltre con attività aperte anche a Natale. Pare che sia una proposta che vuole agevolare il commercio di vicinato e nei centri storici ma si deve capire come tutto questo si tradurrà a livello normativo. È sufficiente ad esempio che si diano deroghe ai Comuni con vocazione turistica, che in Italia sono moltissimi, per perdere efficacia».
Se a preoccupare legittimamente Domenichini è l’efficacia di una legge che prevede centinaia di deroghe, le perplessità di Donatella Prampolini, presidente di Confcommercio Reggio Emilia, si concentrano sul rischio di una concorrenza sleale.
«Se contano di escludere i comuni turistici – spiega la Prampolini – avremo un problema: ci troveremmo in una situazione di concorrenza sleale fra comuni vicini. Addirittura ci sono delle Regioni che hanno dichiarato tutti i comuni città turistiche, come il Lazio, o a Milano ci sono vie turistiche e vie non turistiche. Non si può pensare di imporre a un commerciante di chiudere quando pochi metri più in là i suoi concorrenti possono restare aperti. Sulla necessità di una regolamentazione, che però sia uguale per tutti, siamo invece concordi, anche se per dare un giudizio definitivo aspetto di leggere il testo completo. La liberalizzazione voluta dal Governo Monti non ha fatto bene a nessuno ma spero che in futuro ci sia più confronto con le associazioni, cosa che fino ad ora non si è verificata al di là delle audizioni formali».
Cosa succederebbe invece a Reggio Emilia? Il nostro comune capoluogo, come spiega l’assessore al Turismo, Natalia Maramotti, «è una città turistica» assieme a un’altra quindicina di comuni in provincia e quindi, pare, soggetto anch’esso a una serie di deroghe.
«Come considerazione personale – conclude la Maramotti – e non di critica specifica alla legge che ancora non ho letto, posso dire che una regolamentazione è necessaria dopo la follia del Governo Monti, che non ha salvato nemmeno le feste religiose. Si deve però capire come verrà applicata e, ad esempio, se le deroghe riguarderanno anche chi ha aderito a Destinazione Emilia, ente regionale con finalità turistica, ovvero tutti i comuni della provincia».
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Gazzetta di Reggio per le tue notizie su Google
