M5s, Lega e Pd fra strategie mediatiche e applausifici
Il M5s è il più strutturato. E ha già dettato l’agenda, partendo all’attacco di Salati (accusandolo di conflitto di interesse) e, contemporaneamente ma non contestualmente, mettendo al centro del dibattito il rischio infiltrazioni nelle liste: tra i due e cinque comunicati al giorno, di diversa lunghezza e su ogni argomento, da Roma a Reggio (andata e ritorno). Mail, WhatsApp e social simultanei sfruttando l’effetto virale e ciò che ne consegue. A volte gli uffici stampa chiamano in redazione, per capire se abbiamo ricevuto il messaggio. E spesso i comunicati sono firmati da più esponenti, parlamentari e consiglieri: tutti insieme per ribadire il concetto e moltiplicare utenti e destinatari. A ciascuno il suo, in termini di strategia mediatica e campagna elettorale. Ma dietro ogni dichiarazione c’è sempre un retroscena. Ed informare i lettori-elettori delle dinamiche comunicative può contribuire a infondere consapevolezza. Con l’avvio della campagna elettorale si è infatti sensibilmente alzata la pressione mediatica. Ed è destinata ad aumentare sempre più da qui al 26 maggio, quando si tornerà alle urne.
Anche per questo abbiamo deciso di ripubblicare in una versione aggiornata il post “Norme elettorali”, apparso nel 2014 nel blog “Urne Bollenti”, aperto all’epoca sul sito della Gazzetta per seguire in modo semiserio la corsa al voto.
In quella tornata, tutti i candidati (circa 560) prendevano d’assalto le redazioni per vedere due righe sul giornale. Un inferno. Per noi, per voi, per tutti. Ogni “norma” era accompagnata da una canzone, ma il post originale è andato perduto come il resto del blog (per vostra e nostra fortuna). Ciò che resta sono i meccanismi, più o meno sempre gli stessi.
Il Comune, ad esempio, ha cominciato a convocare conferenze stampa a spron battuto. Quasi sempre temi sociali (Città delle persone...). Non mancano comunicati, ovviamente, anche qui spesso chilometrici, giusto per non lasciare nulla di intentato. La Lega? Si affida soprattutto a Facebook, replicando sui generis lo schema salviniano. Ma senza dirette o foto di pane e Nutella che hanno decretato il successo mediatico del ministro, con relative successive polemiche. Il sospetto è che a Salati, neofita in politica, manchino mail nell’indirizzario. O forse prova solo a ignorarci, secondo quella corrente di pensiero che i media è meglio tenerli lontani. Di certo il telefono è acceso a intermittenza (capita che risponda, spesso è spento). Il Pd? Lo ringraziamo. Chiuso nei pochi circoli rimasti per il congresso nazionale (cui prodest?), è sparito a tal punto che quando arriva un comunicato in redazione ci si guarda in faccia come per dire: “Cosa sarà successo?”. Segnali di vita nel silenzio, spesso sollecitati in nome di quella par condicio invocata da tutti (ma solo quando fa comodo). Quasi sempre i dem arrivano “fuori sincrono”, quando l’attenzione è già altrove. Tanto rumore per nulla. Pazienza.
Fra “stili” diversi, un comune denominatore c’è: il plauso alle forze dell’ordine. Succede ogni volta che polizia, carabinieri e finanza e Procura mettono a segno operazioni importanti. Subito si scatena una gara interventista a chi applaude meglio e per primo. Giusto e doveroso, per carità. Ma ai lettori interessa la notizia o l’applauso (che in fondo è solo vetrina)? Mhh... Il plauso non riguarda quasi mai la Municipale, che pure ne fa di importanti, oltre a rilevare tutti gli incidenti. È un organo del Comune (e fa pure le multe). E come tale l’applauso quando arriva proviene sempre da una voce sola. Anche la sicurezza, si sa, è argomento elettorale. E i vigili del fuoco? Hanno mezzi vecchi 30 anni e fanno interventi a raffica. E, come tutti gli altri, meriterebbero applausi ogni giorno. Magari con discrezione. Non solo quando si vota. Bene, bravi, bis (cit.). —
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