Gazzetta di Reggio

Reggio

Caso Citro, ergastolo per Dall’Oglio Il pm Salvi: «Poteva fare una strage»

Tiziano Soresina
Caso Citro, ergastolo per Dall’Oglio Il pm Salvi: «Poteva fare una strage»

L’imputato impassibile alla lettura della dura sentenza. Il difensore: «Troppe incongruenze, andremo in Appello»

3 MINUTI DI LETTURA







Carcere a vita. Dopo poco meno di mezz’ora di camera di consiglio, il gup Luca Ramponi ne è uscito verso mezzogiorno infliggendo il massimo della pena a Giampaolo Dall’Oglio, 63 anni, ex operaio dell’Aipo. Il giudice non ha dubbi: ha ucciso lui – a Villanova di Reggiolo, il 23 novembre 2017 – il vicino di casa, cioè il camionista 31enne Francesco Citro. Quelle del magistrato giudicante sono parole che fendono l’aria in un silenzio irreale.

LE REAZIONI IN AULA

Dall’Oglio rimane freddo, impassibile, nonostante il peso immane della condanna. In aula vi sono anche la vedova Marilena De Rosa e Carmine Citro (il papà della vittima): la reazione alla sentenza è composta, in linea con l’enorme dignità che hanno sempre dimostrato in questa terribile vicenda che ha sconvolto la loro esistenza. In precedenza non sono riusciti a trattenere le lacrime, perché attraverso il racconto – in requisitoria – del pm Valentina Salvi hanno rivissuto quelle tragiche vicende che, all’improvviso, li hanno fatti piombare in un vero e proprio incubo. Nel dispositivo della sentenza – letto dal gup Ramponi – viene spiegato come la scelta del rito abbreviato, con sconto di pena di un terzo, non abbiamo comunque evitato l’ergastolo a Dall’Oglio. In primis la condanna riguarda tutti i capi d’imputazione: l’ omicidio (con le aggravanti della premeditazione e dei futili motivi), il tentato omicidio (i primi spari trapassarono la porta e poteva essere una strage visto che in casa c’erano marito, moglie, i due figli e un ospite), danneggiamento seguito da incendio (relativo alla macchina della famiglia Citro) nonché la detenzione e porto illegale di arma (cioè la pistola del delitto, mai trovata e che gli inquirenti ritengono abbia gettato nel Po). Reati che complessivamente significano ergastolo, mentre lo sconto di pena previsto dal rito lo si ritrova – sempre nel verdetto – nell’aver limitato l’isolamento diurno in carcere ad un anno. Comminata anche l’interdizione dai pubblici uffici.

Chiedendo il massimo della pena, il pm Salvi nei quaranta minuti della sua requisitoria ha ripercorso quelle cupe ore nella palazzina di Villanova, ha “dipinto” Dall’Oglio come «una persona molto violenta, che conosceva bene le armi e ha ucciso per futili motivi, intenzionato com’era a sparare a tutta la famiglia». Per l’accusa il movente dell’omicidio è da brividi – un cacciavite prestato e restituito rotto, le briciole cadute dal balcone della vittima – con sospetti che abbia già sparato a Mantova negli anni Ottanta contro la casa del presunto amante della prima moglie (l’uomo ha confermato agli inquirenti d’aver poi trovato dei proiettili). L'avvocato difensore, Mauro Messori ha chiesto l'assoluzione per mancanza di prove o il minimo della pena. «Ho sollevato diverse eccezioni, rilevato incongruenze e chiesto la concessione delle attenuanti generiche, che non sono state riconosciute. Ora andremo in Appello». Sollevati anche dubbi sulla testimonianza dell'ex moglie dell'imputato, che è la principale accusatrice. «Davanti agli eventi della vita – prosegue a fine-udienza il difensore – Dall’Oglio non si esalta e non si deprime. Dopo la sentenza non ho avuto modo di parlargli, ma andrò a trovarlo in carcere in settimana».

Gli spari alla porta sono uno degli aspetti su cui la difesa darà battaglia: «Secondo il gip Giovanni Ghini i colpi erano serviti per costringere qualcuno a uscire dalla casa, mentre il pm Salvi ha dato una valutazione diversa, che non condivido: non ha senso per la ricostruzione dei fatti». Il legale aspetta le motivazioni, che saranno depositate entro novanta giorni: «Ci aspettavamo una condanna pesante, ma avremmo ritenuto più equa una pena di trent'anni».

SGUARDO INQUIETANTE

Nel frattempo Dall’Oglio viene riaccompagnato in carcere: come ha fatto in precedenza ed insistentemente, si volta indietro, cerca con lo sguardo qualcuno fra le persone presenti al processo. L’impressione è che cercasse l’ex moglie accusatrice...



Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Gazzetta di Reggio per le tue notizie su Google