Le Cicogne replicano a Tirelli «Basta speculazioni politiche»
Il comitato pronto a sollecitare la Regione di fare passi concreti con il Ministero per la riapertura in Appennino dei punti nascita chiusi
CASTELNOVO MONTI. Una risposta al coordinatore di zona del Partito Democratico della montagna, Guido Tirelli, e alcune indicazioni riguardanti il punto nascite di Castelnovo Monti nel “Piano attuativo locale” che l’Ausl presenterà a Castelnovo mercoledì 6 febbraio. Sono i contenuti dell’ultimo intervento del comitato “Salviamo le Cicogne”.
«Come al solito – spiegano – Tirelli usa i punti nascita per provocare e fare una speculazione politica, ma le donne l’han capito da molto tempo ormai. La sua visione è veramente riduttiva e strumentale. Soprattutto lui non era a Roma (all’incontro al Ministero della Salute al quale hanno partecipato le Cicogne, il sindaco Enrico Bini, le esponenti M5S Raffaella Sensoli e Maria Edera Spadoni, ndr). Poiché c’eravamo noi, ecco cosa faremo. Cogliamo il suggerimento del Ministero e del “Comitato percorso nascite nazionale”, che abbiamo incontrato, di sollecitare la Regione Emilia Romagna e la sua commissione tecnica. A tale scopo chiederemo un incontro per riferire i pronunciamenti emersi a Roma e chiedere alla Regione di fare passi concertati con il Ministero volti alla riapertura dei Punti nascita dell’Appennino».
Demandare, infatti, al prossimo Patto della salute la chiave della riapertura, aggiungono, «non porterà a nulla di più di quanto sia già possibile fare oggi: riaprire i punti nascita nel rispetto pieno degli standard qualitativi e richiedere una rivalutazione del precedente parere di deroga. Siamo in contatto con gli altri comitati presenti a Roma per inviare congiuntamente la richiesta di incontro».
E sul Piano attuativo locale affermano: «Nel merito del punto nascita soppresso, con reparto appena rimesso a nuovo ed organico che rispettava gli standard qualitativi richiesti, da completare solo con guardia h24 pediatrica, si chiede un rapido ripristino del servizio al fine di tornare ad assistere correttamente tutte le fasi di gravidanza, parto e post parto delle donne di questo vasto territorio, oggi non gestite nell’ultima fase. Come è stato da più voci chiarito, si tratta di riesaminare il parere di deroga valorizzando il vero motivo per il mantenimento in attività, a prescindere dal numero di parti: la difficile condizione orogeografica».
Le Cicogne chiedono quindi alla Regione «di riformulare la richiesta di deroga valorizzando questo aspetto, soprattutto tramite la correzione dei tempi e delle distanze del territorio nel suo complesso e non solo dalle sedi comunali. Occorre inoltre informare correttamente il “Comitato percorso nascite nazionale” che il personale medico non è in prestito, come erroneamente riportato precedentemente, ma appartenente alla unica Ausl di cui anche Sant’Anna fa parte, quindi con carichi di attività superiori ai 2.500 parti annui». —
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