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Minacce mafiose a Catia Silva Pene confermate in appello

Minacce mafiose a Catia Silva Pene confermate in appello

Tra i condannati anche Alfonso Diletto e Salvatore Grande Aracri, nipote del boss “Sconto” di un mese per Carmine Rondinelli, alla sbarra con il padre Girolamo

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BRESCELLO. Sono state tutte confermate, tranne per uno dei cinque imputati per il quale la pena è stata ridotta di un mese, le condanne inflitte in primo grado per le minacce subite dall’ex consigliere comunale della Lega, Catia Silva. Ieri la sentenza della Corte d’Appello.

Alla sbarra nomi già noti come quello di Alfonso Diletto (imputato anche nel maxi-processo Aemilia contro la ’ndrangheta e condannato con rito abbreviato a 14 anni, sentenza poi confermata in Cassazione nell’ottobre scorso); e poi Salvatore Grande Aracri (figlio di Francesco e nipote del boss Nicolino Grande Aracri), Girolamo e Carmine Rondinelli (padre e figlio) e Salvatore Frijio, tutti e quattro questi ultimi, accusati di minacce in concorso.

Nessuno di loro ieri era presente in udienza. A rappresentarli l’avvocato Giuseppe Migale Ranieri.

Il 29 marzo 2017 era arrivata per i cinque imputati la sentenza di primo grado: Salvatore Grande Aracri, Alfonso Diletto e Carmine Rondinelli, a sei mesi di reclusione, mentre Salvatore Frijio e Girolamo Rondinelli a quattro mesi e 15 giorni. Pene non sospese e con l’obbligo di risarcire la parte offesa, ovvero Silva che, costituitasi parte civile, aveva chiesto 50mila euro.

Tutte condanne confermate ieri in Appello, tranne che per Carmine Rondinelli, al quale viene scontato un mese, per la prescrizione di un capo d’imputazione. La condanna, quindi, per lui passa da 6 a 5 mesi.

Catia Silva fu ritenuta l’ispiratrice di due articoli di giornale comparsi nell’ottobre 2009 che parlavano delle cosche a Brescello e, per questo, venne pesantemente minacciata sulla piazza del paese, a due passi dal municipio e dalla statua di Peppone.

Fatti raccontati nel processo di primo grado, celebrato tra il febbraio e il marzo del 2017 – pm Enrico Ceri della Dda di Bologna e giudice Alessandra Cardarelli – dalla viva voce dell’esponente locale della Lega Nord: «Salvatore Grande Aracri, spalleggiato dai Rondinelli e Frijo, mi disse “ti metto la canna della pistola in bocca e ti ammazzo, neanche tuo figlio ti potrà aiutare”. Mio figlio è carabiniere. Poi si avvicinò Diletto e mi disse che erano arrabbiati con me per quegli articoli e che dovevo smentire quanto scritto dai giornali». —

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