Sgb, picchetto davanti all’Inps contro il sistema contributivo
Secondo il sindacato «la legge Fornero non è stata modificata nella sostenza» e «il reddito di cittadinanza «non è di certo la fine della povertà»
reggio emilia. Ieri mattina, in prosecuzione dello sciopero generale del 27 ottobre e della manifestazione di fine novembre contro il Decreto sicurezza, il sindacato generale di base (Sgb) è tornato in piazza con un presidio sotto la sede dell’Inps di Reggio Emilia contro le politiche economiche e sociali del Governo.
La legge di bilancio, spiegano i sindacalisti, «imposta attraverso il voto di fiducia stabilisce un incremento della spesa pubblica di oltre 51 miliardi per il triennio 2019-2021 ma, contestualmente, prevede una cifra di poco superiore destinata a sterilizzare l’aumento delI’Iva. Per cui si appresta ad avviare un’altra spending review».
La Legge Fornero quindi, prosegue l’Sgb, non è stata modificata nella sostanza ma ha «solamente aperto una finestra per chi ha maturato i requisiti con relativa riduzione dell’assegno previdenziale. Il sistema contributivo non è stato scardinato e né si affronta il problema del lavoro intermittente, del precariato e delle donne che, generalmente, hanno meno contributi degli uomini. Per i dipendenti pubblici, inoltre, non è possibile ricevere la propria liquidazione Tfs all’uscita dall’attività lavorativa se non parzialmente e attraverso un prestito bancario con interessi a carico del lavoratore».
Il reddito di cittadinanza infine, conclude l’attacco del sindacato alla legge di bilancio, «non è certamente la fine della povertà e né una misura che porterà nuovo lavoro o un sistema di ridistribuzione della ricchezza. In un paese dove il 5% possiede lo stesso patrimonio del 90% della popolazione ci sarebbe bisogno di politiche coraggiose: una vera patrimoniale per i ricchi, la fine del finanziamento della speculazione e del parassitismo imprenditoriale, un grande piano occupazionale gestito direttamente dallo Stato, una vera lotta all’evasione e alla corruzione, un taglio drastico alle spese militari». —
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