Campo-nomadi e droga in tre rinviati a giudizio
REGGIO EMILIA. Un’intera famiglia accusata di spaccio, sulla scia della “ribellione” della moglie di Danilo Rossin, 26enne napoletana picchiata dal marito e dai parenti di lui perché si era rifiutata di vendere droga, ritenendolo immorale.
Da quello spunto l’8 dicembre 2017 i carabinieri avevano eseguito un primo blitz nel campo nomadi di via Da Genova. Erano stati trovati un chilo e 200 grammi tra hascisc e cocaina, duemila euro in banconote false e un fucile senza matricola. Per questa vicenda hanno patteggiato sei componenti della famiglia Rossin – difesi dal legale Enrico Della Capanna – mentre altre tre persone ritenute invischiate sono state rinviate a giudizio dal gup Giovanni Ghini. Sono tutti e tre difesi dall’avvocato Noris Bucchi.
A Donald e Romolo Leidi vengono contestate alcune cessioni di hascisc, mentre Alex Peverello avrebbe deduto circa due chili di marijuana. I tre negano e se ne riparlerà a processo. —
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