Carrozze invase dal fumo sulla tratta Reggio-Sassuolo
La protesta di un gruppo di studenti costretti a viaggiare su treni in funzione da 60 anni «Sempre ritardi e soppressioni Adesso siamo stanchi»
scandiano. Capita che treni vecchi di almeno 60 anni non riescano proprio a uscire dal deposito, la mattina, perché non passano i controlli del macchinista di turno. Capita anche che quei regionali che sono quasi pezzi da museo si surriscaldino talmente tanto, quando il riscaldamento è acceso, da invadere le carrozze piene di studenti e lavoratori, con nubi dense di fumo nero. E la soluzione qual è? Spegnerlo a far girare i viaggiatori al freddo.
Capitano molte cose sulla linea ferroviaria Reggio-Sassuolo, ma nessuna di queste – a sentire un gruppo di studenti delle scuole superiori stanchi di arrivare in riardo a scuola o non arrivare affatto – è positiva.
«Anche oggi (giovedì 31 gennaio, ndr) – scrivono i ragazzi, tutti tra i 16 e i 18 anni – come ormai accade puntualmente, c’è stato un problema con il treno: i vagoni centrali del regionale hanno viaggiato senza riscaldamento perché altrimenti si riempiono di fumo. E questo è capitato: siamo stati costretti a respirare gas tossici, anche perché non siamo riusciti ad abbassare i finestrini, se non di due dita. Una vergogna». Evidentemente ritardi e soppressioni non sono appannaggio unico dei regionali della linea Reggio-Guastalla. Mal comune mezzo gaudio? Pare di no. Anche perché studenti e pendolari della tratta che attraversa l’area ceramica sono costretti a viaggiare sui vagoni che vengono eliminati dalla tratta cugina Reggio-Guastalla, ogni volta, pare, che parte una protesta. Con il “gioco dei bussolotti”, i convogli più malandati spariscono dalla Reggio–Guastalla per ricomparire sulla Reggio-Sassuolo.
«Quello del fumo non è l’unico problema – continuano gli studenti –. Ormai abitualmente ci sono ritardi o soppressioni a causa del malfunzionamento delle macchine, costringendo noi ragazzi ad arrivare in ritardo a scuola o a dover trovare alternative per tornare a casa e i nostri genitori a fare i salti mortali per accompagnarci o venirci a prendere». E contro abbonamenti del costo di 300 euro l’anno, i servizi – secondo gli utenti – continuano a peggiorare. «Siamo stati zitti fino a ora – concludono i ragazzi – ma ora basta». —
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