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È morto Angiolino Brozzi il sindaco che guardava avanti

Miriam Figliuolo
È morto Angiolino Brozzi il sindaco che guardava avanti

Aveva 97 anni. Sue l’unificazione ospedaliera e il primo tratto di Cispadana Sopravvisse alla deportazione e ne fu testimone. Il funerale domani alle 15

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guastalla. È morto ieri mattina, all’età di 97 anni, Angiolino Brozzi, indimenticato sindaco di Guastalla negli anni Sessanta e Settanta. Nel 2011 gli fu dedicata la tavola rotonda “I 90 anni di Angiolino Brozzi: vita di un amministratore e uomo politico del secondo dopoguerra, protagonista nei decenni che hanno cambiato l’Italia, trasformato Guastalla e la Bassa”. In molti lo considerano un maestro, di vita e di ideali politici e maestro, molto amato dai suoi alunni, Brozzi lo fu veramente, di scuola elementare, come la moglie, Luisa Adornini, morta nel 2005.

Un lutto in seguito al quale Brozzi si ritirò a vita privata nella sua casa in via Pascoli, di fianco al mercato. Ora lascia le due figlie: Franca e Giovanna.

Il funerale è fissato per domani alle 15 dalla Rsa, dove si trovava da un mese, dopo un ricovero di un mese in ospedale. Da qui un corteo a piedi si snoderà per via Gonzaga fino a piazza Mazzini, dove ci si fermerà per un momento di commemorazione, voluto dai compagni socialisti, davanti alla storica sede del Comune, che fu come una seconda casa per Brozzi, negli undici anni da sindaco dal 1964 al 1975. Un ricordo al quale darà vita Nando Odescalchi, che fu sindaco dopo Brozzi. Poi la salma sarà cremata a Mantova.

Sopravvissuto alla deportazione in Germania, Brozzi visse 600 giorni da internato e tornò ridotto a pelle e ossa (44 chili), costretto a due anni di cure in sanatorio per la tubercolosi prima di rivedere la famiglia. Di quella tragica esperienza fu testimone e scrisse molte pagine. Ebbe a dire agli studenti che lo ascoltavano per un evento al Russell in occasione della Giornata della Memoria del 2007: «Quello che abbiamo patito è qualcosa di tremendo, e se oggi siamo qui a parlarne è perché vogliamo che in futuro voi ragazzi lavoriate solo per la pace. La guerra porta solo a disastri enormi; cercate il confronto e non lo scontro. Questa è la strada».

Il ricordo che Gianluca Soliani, presidente del consiglio provinciale Psi, affida anche a un post su Facebook dipinge il ritratto di un uomo esemplare, legato ai propri ideali e votato al bene della sua città: «Fu uomo del buon governo della cosa pubblica. Come presidente del Comprensorio della Bassa reggiana ha programmato linee di sviluppo del nostro territorio ancora attuali. Il suo nome può essere legato all’unificazione ospedaliera (seguita ad aspre battaglie politiche per superare le resistenze localistiche), all’esecuzione del primo tratto della cosiddetta Cispadana, alla costruzione del Polo delle scuole superiori».

«Ha sempre rispettato gli interlocutori e avversari politici. Dalla politica non ha mai tratto vantaggi personali – prosegue Soliani – Poco prima di Natale lo sono andato a trovare. Con lo sguardo apparentemente assente ha detto all’infermiere: “Lui è un socialista come me”. Ciao Angiolino». —

Miriam Figliuolo

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