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la polemica 

Sonia Masini amareggiata «Posti vuoti, politici assenti»

E.L.T.

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REGGIO EMILIA. «Guardatevi intorno: quanta gente vedete? Poca secondo me, trattandosi di un riconoscimento a una donna importante che ci ha difesi davvero dal crimine. Mancano i cittadini ma mancano soprattutto politici e amministratori: dove sono i membri della giunta? E i consiglieri comunali assenti? Secondo me serviva più partecipazione per un contesto di legalità così importante». Sonia Masini non usa mezzi termini quando si tratta dell’ex prefetto Antonella De Miro, con la quale ha stretto un legame prima istituzionale e poi personale: «Anche io ho dovuto imparare molto da lei e l’ho fatto - dice l’ex presidente della Provincia - e credo che altri debbano farlo. Non solo chi consapevolmente ha permesso l’avanzata delle infiltrazioni della ’ndrangheta, ma anche chi lo ha fatto inconsapevolmente». Masini chiede più consapevolezza in materia di criminalità organizzata, che desta ancora malumori.

Ricevere la cittadinanza onoraria per Antonella De Miro resta «un gesto di stima non formale - ha detto ieri l’ex prefetto - conosco la serietà e il senso civico dei reggiani, per me è un onore essere cittadina reggiana».

In Sala del Tricolore il parterre è pieno: c’è l’ex sindaco Graziano Delrio, «al quale va un abbraccio e con il quale abbiamo condiviso diverse scelte» ha rammentato ieri De Miro, ricordando poi il ruolo di «amica» proprio di Sonia Masini, «praticamente eravamo vicine di casa e con lei si è creata una solidarietà femminile. Ho apprezzato la sua determinazione e il coraggio quando si è trattato di ritirare l’appalto per la Tangenziale di Novellara», avvenuto nel 2011.

Poi i saluti all’ex vice prefetto, Adriana Cogode, «più di un’amica, una sorella», gli auguri al nuovo capo della procura reggiana Marco Mescolini, e il ringraziamento tanto alle istituzioni quanto alle forze dell’ordine che con lei, per cinque anni, hanno collaborato gomito a gomito.

«Ho agito con profondo senso del dovere e per amore di un territorio di cui mi sono sempre sentita cittadina - ha detto poi De Miro ringraziando la città per l’onorificenza - Come avrei potuto far finta di non vedere quelle infiltrazioni che si sono insinuate nel mondo delle imprese, ma anche in quello politico? Non è stato facile far capire che la mafia era dentro a questo territorio. Il contesto pensava di avere gli anticorpi a prescindere. Mentre per avere gli anticorpi bisogna guardarsi bene dentro. La mafia oggi non spara e non uccide. È una mafia 2.0 che agisce in giacca e cravatta, fa comunque estorsioni ma con l’aiuto di professionisti e consulenti che aggirano le norme antimafia. Poi ci sono le nuove mafie che hanno a che fare con le imprese, con il gioco online. Del resto, lo sappiamo, pecunia non olet. Ma la mafia succhia la linfa vitale e il futuro dei nostri figli. Vi sembro catastrofica? Non credo, basta pensare alla Sicilia e alla Calabria». E infine: «Si può vincere solo restando tutti uniti e con la schiena dritta: Stato, organi d’informazione e società civile». —

E.L.T.

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