«C’era un tempo in cui le donne lottavano per entrare in politica»
Letizia Paolozzi e Alberto Leiss presentano “C’era una volta la carta delle donne”. L’autrice: «Oggi manca del tutto la voce femminile all’interno delle istituzioni»
REGGIO EMILIA. Venerdì 8 febbraio alle 17.30, nella sede della Fondazione Reggio Tricolore di via Marsala 20, si terrà la presentazione del libro “C’era una volta la carta delle donne. Il Pci, il femminismo e la crisi della politica”, a cura di Letizia Paolozzi e Alberto Leiss.
Il libro cerca di ricostruire un pezzo importante della storia della politica fatta dalle donne nella seconda metà del Novecento: quello della Carta delle donne.
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Un documento promosso da Livia Turco e voluto dalla sezione femminile del Pci nel 1986, un gesto di libertà femminile per portare avanti la voce e la forza delle donne, come recita il motto in apertura della Carta: “Dalle donne la forza delle donne”.
Gli autori del libro, Paolozzi e Leiss, sono entrambi giornalisti e hanno lavorato per anni all’Unità. Alberto Leiss è stato direttore della comunicazione del Comune di Genova e docente universitario di storia dei media. Ora scrive per Il Manifesto oltre che per il sito DeA, donnealtri.it.
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Letizia Paolozzi invece ha diretto la pagina “L’una e l’altro” ed è autrice di numerosi saggi e libri sull’informazione e sul femminismo, tra cui “Prenditi cura”. Tuttora si occupa di politica al femminile. Proprio lei ci ha raccontato di questo libro scritto a quattro mani.
Com’è nato?
«Questo libro nasce perché da parte mia c’è sempre stato un interrogativo in sospeso. E cioè perché questa esperienza della Carta delle donne, così bella e per molti aspetti rivoluzionaria, sia stata dimenticata. Tutto ciò che è stato scritto, anche per quanto riguarda la storia del partito, è stato scritto al maschile. Così io e Alberto, che da anni lavoriamo insieme, abbiamo deciso di tirar fuori questo episodio per sondare il nostro passato politico».
Come è strutturato il libro?
«È diviso in due parti. Una prima parte che ripercorre la storia del dibattito all’interno del Pci, dalla lotta di classe a quella di sesso, fino al periodo del femminismo e delle riforme, poi il congresso delle donne e il nuovo vocabolario. La seconda parte invece presenta un intervento di Livia Turco e testimonianze di tante altre donne, comprese quelle che hanno contribuito a scrivere la Carta. Oltre a me, Anna Annunziata, Tiziana Arista, Arianna Bocchini, Gloria Buffo, Annamaria Carloni, Franca Chiaromonte. E poi Elena Cordoni, Alberta De Simone, Maria Angela Grainer, Francesca Izzo, Perla Lusa, Giulia Rodano, Marisa Rodano e Sara Ventroni».
Che cosa ha lasciato in eredità la Carta, oggi?
«Tutto ciò che è successo nella nostra società. Nei risultati ottenuti sulla questione del corpo delle donne e del lavoro femminile, nella trasformazione dei tempi e dei ritmi della vita quotidiana. Quello che manca davvero è la voce delle donne politiche».
Cioè?
«Se ripenso agli anni della Carta, c’è una cosa che appare subito chiara: quelli erano anni effervescenti, di dibattiti e discussione a cui tutti, e soprattutto le donne, prendevano parte. Adesso le donne presenti nelle istituzioni non parlano, non hanno voce. E se ce l’hanno, non è una voce autonoma. Né a destra né a sinistra. Sembrano tutte quante schiacciate dalle voci maschili. La voce maschile sovrasta quella delle donne, oppure la include».
Perché?
«Le donne hanno sempre avuto un altro modo, rispetto agli uomini, di approcciarsi alle cose. E può essere che questi tempi di tensione e semplificazione linguistica non le incentivino a partecipare. Certo è che, ancora oggi, i partiti non sono luoghi particolarmente desiderabili per le donne. Forse, da quando la parità dei sessi è entrata in politica per legge, le donne non sentono più il bisogno di lottare per farsi sentire».
Che cosa bisognerebbe fare allora, secondo lei?
«È molto difficile dare una risposta. Di sicuro, però, nonostante i molti tentativi di tornare indietro, il femminismo oggi sta facendo tanto. Le marce e le manifestazioni per l’otto marzo ne sono un esempio. Le case contro la violenza sulle donne, le librerie delle donne... C’è un pensiero che corre ed è un pensiero di trasformazione. Ciò che manca è, come dicevo, la voce delle donne delle istituzioni. Se non parlano le donne, speriamo almeno che comincino a parlare gli uomini. Perché tutto questo riguarda anche loro». —
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