Gazzetta di Reggio

Reggio

Bottino da 2 milioni di euro 

Furto di quadri, il caso risolto grazie a un antiquario reggiano

Ambra Prati
Furto di quadri, il caso risolto grazie a un antiquario reggiano

Le opere d’arte erano state rubate nel 2015 a casa di un imprenditore di Firenze Fondamentale la segnalazione arrivata dalla nostra città. Denunciate 9 persone 

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Tornano finalmente a casa del legittimo proprietario opere d’arte del valore di 2 milioni di euro oggetto di un maxi furto datato giugno 2015. Tutto questo per merito di un reggiano. «Dobbiamo ringraziare l’antiquario 60enne di Reggio Emilia che, con la sua segnalazione, ci ha permesso di dare una svolta all’indagine», è questo il commento di Lanfranco Disibio, comandante del Nucleo Tutela Patrimonio Artistico dei carabinieri di Firenze che ha risolto il caso.

L’indagine è partita nel maggio 2015 quando un antiquario reggiano – in buona fede e del tutto estraneo alla vicenda – ricevette via Whastapp la fotografia di un quadro: la “Madonna col bambino e quattro musicanti”, tempera su tavola di 91 centimetri per 68 del XV secolo, autore Apollonio di Giovanni (1414-1465). La tela era stata messa in vendita – a 800mila euro sul mercato illecito perché su quello regolare il valore è maggiore – sia sui social che via mail. Insospettito che un quadro del Quattrocento fosse sul mercato, l’antiquario chiese una consulenza ai carabinieri di Firenze, trasmettendo la foto e l’inserzione. Da un controllo in banca dati il quadro risultò “pulito”.

Quando però, un mese dopo, in giugno, si registrò un colpo clamoroso nell’abitazione privata sui Lungarni di un imprenditore (che ha chiesto l’anonimato), i carabinieri ripresero in mano quella segnalazione: era evidente che si trattasse di un furto su commissione, infatti altre opere rubate in quell’occasione erano state fatte circolare nei giorni precedenti l’incursione. Anche perché il furto presentava delle anomalie: non c’erano segni di effrazione e la refurtiva era stata selezionata tra numerose altre opere. Oltre all’Apollonio – che da solo valeva la metà del bottino – i malviventi avevano asportato sei quadri (una tela attribuita ad Andrea del Sarto raffigurante “Cristo Crocifisso con San Giovanni e la Maddalena”, un fondo oro centinato di autore ignoto del XV secolo raffigurante “Madonna col Bambino e angeli”, quattro quadri di autore ignoto del XVI-XVII secoli con ritratti e scene mitologiche) e tre vasi cinesi.

Scandagliando le fotografie dei social, gli investigatori sono risaliti ad uno degli indagati: nella memoria del suo cellulare c’erano ottanta immagini, che ritraevano le opere presenti nell’abitazione. In una foto figurava un guanto nero, come i guanti in uso in uno degli uffici dell’azienda del derubato: restringendo il cerchio a coloro che avevano rapporti di lavoro con l’imprenditore, i carabinieri sono risaliti ad un individuo, entrato in possesso delle chiavi dell’abitazione lasciate incustodite dalla vittima sull’auto aziendale. Intercettando il sospettato gli esperti hanno avuto ulteriori conferme: con altri soggetti l’uomo parlava in modo criptico delle opere, chiamandole con il nome di vetture di lusso. È stato così sgominato un sodalizio criminale: nove persone, residenti nelle province di Firenze, Prato, Pistoia, Lucca Massa e Siena, sono state denunciate a piede libero per furto e ricettazione. Mentre la merce, recuperata nell’ottobre dello stesso anno tra Firenze e Chiusi, è tornata a casa. —





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