«Il reddito di cittadinanza? Serve il lavoro»
Bianchi, assessore regionale, sul provvedimento appena entrato in vigore: «L’occupazione non si inventa per decreto»
reggio emilia. Il fatto che il ministro del Lavoro Luigi Di Maio abbia presentato ieri il sito online che informa sul reddito di cittadinanza e la card elettronica con cui il sussidio verrà pagato non attenua le perplessità con cui la Regione Emilia-Romagna, insieme a molte altre regioni, guarda al provvedimento governativo.
Patrizio Bianchi, assessore regionale al Lavoro e alla formazione professionale, non perdona al ministro l’ultima sparata contro gli assessori delle «Regioni che favoriscono le solite lobby» e «pure sui navigator stanno a fare casino». Tuttavia non replica se non chiarendo il senso delle critiche rivolte a questa misura considerata da più parti puramente assistenziale.
perplessità
«Nessuno – spiega Bianchi – è contrario a una legge finalizzata a combattere la povertà, ma si deve ancora capire se il reddito di cittadinanza è una politica attiva per il lavoro o un semplice sussidio. Se è uno strumento attivo per il lavoro rientra nelle competenze delle Regioni, che conoscono le condizioni del mercato del lavoro e sono in grado di intervenire per favorirne la diffusione».
In Emilia-Romagna ad esempio, prosegue l’assessore regionale, «abbiamo portato il tasso di disoccupazione dall’11% al 5,9%. Un provvedimento di questo genere rischia di configurarsi come un intervento centralizzato e un’intrusione nell’amministrazione regionale. L’Emilia-Romagna ha messo in piedi una rete attiva per il lavoro che s’avvale dei centri per l’impiego esistenti in ogni provincia e di 340 punti di attività, dalle agenzie per il lavoro interinale ai centri di formazione professionale. Il lavoro non si inventa con un decreto legge».
Per creare occupazione occorre, prosegue poi Bianchi, «una strategia di crescita come quella che qui si attua con la ricerca e la formazione delle competenze. In ogni caso siamo pronti ad applicare il decreto con una politica attiva di accompagnamento al lavoro».
reddito di solidarietà
Sul piano assistenziale la Regione ha istituito dallo scorso mese di luglio il Res, il Reddito di solidarietà che si somma con il Rei, il reddito di inclusione erogato con finanziamento statale.
Quest’ultimo consiste in un assegno mensile, caricato su una social card elettronica, che varia dai 187,50 euro per un single ai 539,82 per una famiglia con sei o più componenti. Solo chi ha diritto al Rei può percepire anche il Res, che va dai 297,50 euro riconosciuti a chi vive da solo agli 891,82 spettanti a famiglie di sei o più persone. Quindi queste persone ricevono ogni mese una cifra totale compresa fra 485 e 1.431,64 euro (da dividere fra sei o più familiari). Sono erogazioni non disprezzabili, ma inferiori al Reddito di cittadinanza, che, secondo le anticipazioni del Governo, dovrebbe partire da un minimo di 780 euro alternativo al Rei e al Res. –
Luciano Salsi
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